Olzai dice no ai Borghi: «Inutili»
La giunta Satta e il consiglio abbandonano l’associazione: nessun beneficio per il paese, solo costi
OLZAI. In netta controtendenza con altri comuni della provincia, l’amministrazione guidata da Ester Satta dice no all’adesione all’associazione dei Borghi autentici d’Italia (Bai). Lo fa con una presa di posizione del consiglio comunale, dove le motivazioni che hanno portato a non rinnovare l’iscrizione sono così riassumibili: a) nel solo 2014 (dunque prima dell’insediamento del nuovo consiglio, in carica dalla scorsa primavera), il Comune di Olzai ha speso 5.358,04 euro per la quota annuale dell’associazione e iniziative ad essa collegate ; b) far parte di questa rete non è servito a niente, almeno a sentire il sindaco Satta: «In quattro anni non si è ottenuto alcun risultato positivo, o comunque alcun vantaggio, così come testimoniato dagli imprenditori locali». c) in un piccolo comune, a rischio spopolamento e con le casse semivuote, è più giusto spendere quei fondi per iniziative utili alla popolazione.
Insomma, un deciso cambio di rotta rispetto alla precedente amministrazione guidata Antonio Ladu, che nel 2011 aveva deciso di aderire all’associazione dei Borghi Autentici d’Italia (versando la quota associativa di 1200 euro). Nel 2014, però, la spesa per il Comune era cresciuta sino a una totale di oltre cinquemila euro, per via dell’adesione a un “Piano di miglioramento” e al progetto pilota “Paesaggio e biodiversità autentici”. Questo nonostante il fatto che la Regione sarda, come ricorda il sindaco Satta, finanzi un progetto della delegazione regionale dei Borghi Autentici d’Italia con sede a Galtellì (l’ex sindaco Renzo Soro è il vice presidente nazionale) con un contributo annuale di 459mila euro per il triennio 2012-2013-2014.
Il consiglio comunale attuale ha fatto la sua scelta anche dopo aver sentito il parere degli imprenditori che avevano aderito al progetto “Olzai comunità ospitale”. Avete avuto qualche beneficio per le vostre attività?, hanno chiesto gli amministratori olzaesi. No, è stata la risposta lapidaria degli imprenditori, che hanno detto di non voler proseguire l’esperienza.
Determinante per il voto in consiglio anche la relazione del consigliere Giovanni Morisano, il quale tra l’altro ha criticato il sito web realizzato dall’associazione i Borghi per Olzai per i numerosi errori in esso contenuti, e ha affermato a chiare lettere che per entrare nell’associazione non è necessario avere un centro storico realmente autentico e ben conservato, ma basta pagare la quota annuale. Non a caso, sottoliena, i comuni dei “borghi” più belli della Sardegna, come Bosa, Carloforte e Castelsardo, non ne fanno parte.
Di parere diverso il consigliere di minoranza Giovanni Marcello, evidentemente vicino al vice presidente dei Borghi Renzo Soro, e comunque ben informato sullo statuto dell’associazione: l’eventuale recesso per il 2016 doveva essere deliberato entro il 30 settembre 2015, ha detto, e siamo al 30 dicembre. E infatti, nonostante alla fine l’assemblea voti con una maggioranza bulgara l’uscita dai Borghi (10 voti su 11), anche per il 2016 Olzai sarà un borgo autentico d’Italia, non si sa bene con quali vantaggi. E dovrà versare la quota annuale di 1200 euro.
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