Un flop la Flexicurity per gli ex operai tessili
Macomer, dal 31 dicembre altri 270 lavoratori sono rimasti senza copertura Mattana della Cgil: «Sforzo apprezzabile ma senza benefici per il territorio»
MACOMER. Il 31 dicembre altri 270 lavoratori della provincia di Nuoro sono usciti dalla copertura degli ammortizzatori sociali e per altri settanta la mobilità finirà nel 2016. Si tratta degli ex tessili Legler di Macomer, Ottana e Siniscola e di quelli del calzificio Queen che dopo la chiusura delle fabbriche sono stati collocati prima in cassa integrazione e poi in mobilità ordinaria. Gli strumenti messi in campo dalla Regione e inseriti nell’accordo firmato con i sindacati ai primi di agosto non hanno prodotto risultati e la paura è che servano a poco. Nell’area di Macomer, dove operavano una delle tre aziende Legler (quella col maggior numero di dipendenti) e il calzificio Queen, che al momento della chiusura contava più di 300 addetti, delle misure dell’accordo hanno beneficiano in pochissimi. Un paio hanno trovato lavoro grazie al programma Welfare to Work. Si tratta di assunzioni a tempo indeterminato, comunque non in zona (una ad Alghero e anche l’altra è in provincia di Sassari). Con la Flexicurity sono stati avviati a tirocinio 12 ex tessili alla fine del 2015 e qualcuno nei primi giorni del 2016. Chi ha accettato i tirocinanti, comunque, ha detto chiaramente che difficilmente a fine tirocinio potrà esserci un’assunzione. Gli scenari economici e la crisi, che nel centro Sardegna non solo non è finita, ma neppure allenta la presa, non consentono alle aziende di assumere. Gli strumenti dell’accordo, dunque, non hanno funzionato. «Il problema è che in questo territorio non ci sono più aziende – dice Jose Mattana, segretario dei tessili Cgil –. La crisi ha cancellato quelle con maggior numero di dipendenti dalle quali provengono i lavoratori che oggi avrebbero diritto a beneficiare degli accordi. Ci sono piccole attività, ma non assumono perché la crisi non lo consente. Esiste da noi una solidarietà di tipo familiare e tra parenti. C’è chi ha una piccola attività, come un forno del pane, una piccola impresa o un negozio dove potrebbe assumere un familiare, ma le norme europee non consentono di assumere parenti e affini per cui non possono beneficiare delle misure previste dai programmi Welfare to Work e Flexicurity». A questo si somma il fatto che dagli elenchi della Regione mancano molti ex tessili che potrebbero avere diritto agli strumenti messi in campo dall’accordo con i sindacati. Gli scenari del 2016 non sono incoraggianti, in primo luogo perché al 31 dicembre sono cessate le agevolazioni del Jobs Act che prevedeva un incentivo triennale di oltre ottomila euro all’anno per chi assumeva. Questo si sarebbe sommato alle agevolazioni del Welfare to Work. Non decollano neppure i cantieri verdi, alle cui graduatorie (aperte a tutti) si accede però con l’Isee. «Pur apprezzando lo sforzo della Regione – dice Jose Mattana – si tratta di politiche insufficienti, soprattutto nel nostro territorio». (t.g.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
