La Nuova Sardegna

Nuoro

Si ripetono ma senza risultato le aste degli ex stabilimenti tessili

di Tito Giuseppe Tola

Macomer, sinora è andata in porto solo la vendita della Legler acquistata dalla grande distribuzione Contini della Cisl: «Difficile riprendere le produzioni, i costi di energia e trasporti sono troppo elevati»

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MACOMER. Proseguono le aste giudiziarie per la vendita degli stabilimenti delle aziende tessili fallite. Una, quella per la vendita dello stabilimento ex Legler di Macomer acquistato oltre un anno fa da un’importante azienda della grande distribuzione, è andata in porto, ma le altre si ripetono senza risultati, come nel caso degli immobili ex Queen per i quali la prossima asta scadrà a fine gennaio. In vendita anche lo stabilimento e i terreni Texfer di Ottana (la ex Legler dichiarata fallita). Se saranno venduti, sfumerà il progetto del Comune di Ottana per la realizzazione di una serie di attività agricole finalizzate all’occupazione degli ex tessili rimasti senza lavoro (ora anche senza ammortizzatori sociali) in seguito al fallimento della società e alla chiusura della fabbrica. Sia lo stabilimento ex Legler di Ottana che il calzificio di Macomer sono stati in gran parte svuotati di macchine e impianti. I tentativi di vendita in blocco con l’obiettivo di un rilancio sono tutti falliti. È stata quindi avviata la vendita a “spezzatino”, prima con i telai di Ottana finiti in Turchia, e poi con le macchine del calzificio, vendute attraverso un sito specializzato di aste on line. La vendita delle macchine rende difficile qualsiasi prospettiva di riprendere l’attività tessile manifatturiera nel centro Sardegna. Se gli immobili saranno venduti, l’ipotesi di un ritorno del tessile sarà definitivamente tramontata. Su un ritorno al settore per il rilancio occupazione ed economico del centro Sardegna nutrono dubbi anche i sindacati, ma Katy Contini, segretaria provinciale dei tessili Cisl, crede che, almeno a Macomer, sia ancora possibile fare qualcosa. «Per Ottana non c’è dubbio che il futuro occupazionale non può essere legato al tessile – dice –. Il comune ha un progetto per realizzare serre e impianti per produzioni agroalimentari di qualità. La riconversione dello stabilimento e delle aree attorno nell’agroalimentare ben si sposa con l’esistente. Si farebbe ciò che già si fa in altri territori europei, dove a valle delle centrali a gas ci sono le serre riscaldate». Il discorso cambia per il calzificio. «L’immobile è in ottime condizioni ma è impensabile che si possa riprendere l’attività per produrre le stesse cose che si facevano prima del fallimento – dice la sindacalista –, si possono fare cose di alta qualità, produzioni di nicchia che hanno mercato. C’è però il problema dei costi. Acqua, trasporti, energia e credito da noi costano troppo e i costi mettono le produzioni fuori mercato. Qui non c’è neppure l’Adsl veloce. Le speranze dei lavoratori di Ottana e di Macomer si scontrano ora con le aste». Che finora sono andate deserte. A Ottana gli immobili sono in vendita per 4.247.708,67 euro e i terreni, poco più di 55 ettari, per 204.800 euro. L’ex calzificio Quen, invece, è in vendita per 1.240.000 euro. Si tratta della settima asta al ribasso. Il prezzo base della prima, bandita alla fine del 2014, era di 5.216.800 euro.

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