La Nuova Sardegna

Nuoro

Ottana, un presidio dei lavoratori davanti alla fabbrica

di Federico Sedda

Rassegnazione tra gli operai in attesa degli esiti della vertenza La prossima settimana sit-in davanti al consiglio regionale

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OTTANA. È affiorata una certa stanchezza, ieri mattina, all’assemblea dei lavoratori di Ottana davanti ai cancelli della fabbrica chiusa. Poca voglia di parlare e, soprattutto, aria dismessa in attesa degli esiti della vertenza sul futuro del sito industriale. Gli operai di Ottana Polimeri e di Ottana Energia si erano dati appuntamento alle 10 nel piazzale antistante lo stabilimento per tenere alto il livello della mobilitazione. Ma, per la verità, non erano in molti a dare battaglia. Forse non solo per colpa del freddo pungente. Davanti ai cancelli dell’ex Enichem, ieri mattina, aleggiava il pericolo numero uno per chi combatte per il posto di lavoro: la rassegnazione. Uno spettro che il segretario territoriale della Filctem-Cgil, Sergio Zara, ha cercato di esorcizzare con forza e passione. «Rispetto al numero esiguo dei lavoratori che sono rimasti a lavorare dentro la fabbrica – ha detto il sindacalista – non siamo poi così pochi». Un omaggio all’ottimismo della volontà di gramsciana memoria. Un segnale dei tempi. Che parlano di un forte declino della volontà di lottare. Al punto che, di fronte alla scena muta degli operai, la sindacalista della Cgil, Nevina Mereu, ha sbottato di brutto: «Ragazzi, senza la vostra voce non possiamo andare avanti». Così, per continuare il percorso di lotta, si sono dati un nuovo appuntamento per la prossima settimana. Stavolta a Cagliari, davanti alla sede del consiglio regionale. Con la speranza che, stavolta, i lavoratori, quasi tutti giovani lontani dalla vecchia formazione della classe operaia di Ottana dei tempi dell’Enichem, siano più numerosi e incisivi. Sergio Zara ce l’ha messa tutta per dare il segnale di carica. «In ballo – ha detto - c’è il futuro dei posti di lavoro e del territorio». Vaglielo a dire agli operai disorientati da una certa apatia provocata dal tumulto di parole che parlano a vanvera del loro futuro. Che, purtroppo, ancora non c’è. «A ogni assembla – ha sibilato un operaio – sentiamo sempre le stesse parole». E vaglielo a dire che non è vero. È da tempo che i lavoratori di Ottana Polimeri e Ottana Energia attendono di conoscere il loro futuro. Che non sia legato ai problemi cronici dell’industria del centro Sardegna o alla concessione dell’essenzialità e degli incentivi economici annessi. «La vertenza – ha ammonito Sergio Zara – è unica». Come era unica ai tempi dell’Anic-fibre e dell’Enichem, quando gli operai, per salvare la fabbrica, scendevano in piazza. A Cagliari e a Roma. Altri tempi. Che ora sono cambiati. Ma i problemi sono sempre gli stessi. E sempre irrisolti. Con la differenza che i giovani operai diplomati, figli dei loro padri operai ex pastori ed ex emigrati, sono sempre più soli. Forse troppo deboli per mandare avanti una battaglia impari che riguarda il futuro del territorio. E soprattutto alieni dalle strategie della politica che ha tempi lunghi rispetto alla certezza delle risposte. Come quelle che attendono i 75 lavoratori di Ottana Polimeri ancora senza il sussidio della cassa integrazione. Perché la Regione ha promesso di anticiparlo quel sussidio senza la certezza di poterla mantenere quella promessa. Cambiano i tempi e le generazioni, a Ottana. Ma i problemi per sopravvivere sono sempre gli stessi. Da quarant’anni.

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