Sant’Antonio, grande festa con l’albero della cuccagna
LULA. Sabato prossimo è il giorno di su Punteddu, l’albero della cuccagna con “sa panata” in cima (il premio per chi lo scala per primo) e il falò attorno. È questo il momento più atteso della...
LULA. Sabato prossimo è il giorno di su Punteddu, l’albero della cuccagna con “sa panata” in cima (il premio per chi lo scala per primo) e il falò attorno. È questo il momento più atteso della festa in onore di Sant’Antonio Abate, ovvero Sant’Antoni de su ocu. Da diversi giorni il comitato, composto da Giovanna Loi, Tina Piras e Mariantonietta Moro sta lavorando sodo, con la collaborazione di parenti e amici, per non lasciare nulla al caso. Nella sede sociale di vico Verdi si lavora senza sosta per preparare “s’aranzata” ( il dolce tipico di miele e mandorle preparato in “lampioloso di rame”), “su coccone durche” e il menù a base di carne di pecora. Sabato mattina gli uomini del comitato dovranno fissare al suolo, in piazza Rosa Luxemburg, “su punteddu”, un tronco alto circa 13 metri, con in cima “sa panata”, il premio per il balente di turno: “s’aranzata”, “su coccone” (pane dolce), un maialetto, dolci, caffè, zucchero e soldi. Attorno al tronco vanno sistemate le frasche.
Sabato pomeriggio, dopo la messa delle 17, il parroco don Salvatore Goddi compirà tre giri attorno alla catasta impartendo la benedizione mentre si procederà ad appiccare il fuoco alle frasche, creando così uno spettacolare falò. A tutti i presenti sarà offerta s’aranzata, su coccone e vino d’annata. Consumate le frasche, entrano in scena i giovani “balentes”, sostenuti dagli amici e dal tifo e soprattutto delle ragazze che incitano il loro idolo. Le schermaglie fra i gruppi diversi costituiscono la vera attrazione della festa. È il fascino della “balentia” nel raggiungere “sa panata” che, da sempre, crea momenti di grande attesa, in particolare fra le ammiratrici dei contendenti. Dopo la lotta per vincere sa panata ci sarà la cena con il menù della cultura contadino-pastorale. E poi grande spettacolo con i balli sardi. Protagonisti gli organettisti locali, tra i quali Checco Demontis, il figlio del primo priore. (bernardo asproni)
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