Appalto rifiuti, presentata un’interrogazione
Il consigliere Montesu vuole fare luce sulle proroghe: «Il costo del servizio è lievitato a 8 milioni di euro»
NUORO. Conti e scelte amministrative ancora sotto l’obiettivo di controllo della minoranza in Consiglio comunale. Questa volta a emergere è la questione dei contratti e nello specifico si guarda con occhio indagatore agli interventi di proroga o rinnovo.
A chiedere lumi è Peppe Montesu, esponete della lista Nuova Nuoro, con un’interrogazione al sindaco Andrea Soddu. Richiesta per la quale l’interrogante ha domandato sia una risposta scritta e sia il passaggio della questione in Consiglio, nella prima seduta del nuovo anno. Un quesito dai contorni definiti e precisi: quanti sono i contratti per i quali è stata posta in essere la proroga, sia essa espressa o tacita da parte dell’amministrazione civica.
Alla risposta del sindaco e della giunta le notizie e i chiarimenti. Ma sin da ora è facile immaginare che una parte importante della discussione riguarderà l’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, che procede in regime di proroga ormai dal 2010, per via di due gare d’appalto rimaste sinora senza esito. Condizione di provvisorietà le cui conseguenze sono andate oltre le ragioni dell’ordinario governo degli appalti e dell’affidamento dei servizi, per toccare aspetti finanziari non di secondo piano.
Il tempo trascorso dalla fine dell’ultimo anno di appalto alla Nuoro-Ambiente all’avvio dell’ultima proroga (nel 2015) ha visto infatti lievitare il costo complessivo da poco più di cinque a otto milioni di euro annui. Aumento non irrilevante sui costi più alti scritti nelle bollette. Anche se non è stato indolore il venire meno nel frattempo di ogni apporto delle casse pubbliche, nel passaggio dalla Tarsu all’odierna Tari, che tiene conto anche del computo del numero delle persone presenti nelle abitazioni, oltre che dei metri quadrati dell’edificio. Impennate evitabili se l’appalto fosse andato a buon fine, invece che impantanarsi nei ricorsi, che hanno colpito anche l’ultimo appalto, ancora della giunta Bianchi, pubblicato nel gennaio di un anno fa.
Montesu tuttavia vuole andare oltre e aprire uno squarcio sull’intera realtà dei contratti del comune capoluogo. Con una premessa che deriva da un’analisi delle norme su proroghe e rinnovi: «Si tratta di istituti assolutamente eccezionali, che possono essere utilizzati solo in determinati casi e comunque non debbono coinvolgere la responsabilità dell’amministrazione aggiudicataria. Un elemento di fondo, ribadito di recente dall’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione».
Il pronunciamento dell’organismo segue un’azione di verifica a campione che ha evidenziato numerose violazione alle leggi. Detto della proroga, che ha anche carattere di temporaneità, Peppe Montesu ricorda poi i limiti alla scelta di rinnovare i contratti in essere, in seguito alla norma Ue che ha ricondotto a unità la materia: «Ha fatto piazza pulita di tutte le leggi che in qualche modo consentivano di aggirare i divieti. Alla fine si può dare corso unicamente se la possibilità è stata prevista e stimata nel bando, e comunque sempre per un tempo limitato. Sarà sempre l’amministrazione interessata a dover provare di avere attivato tutti gli strumenti organizzativi e di gestione per evitare il ricorso alla proroga o al rinnovo del contratto». In assenza di tali elementi di base si concretano profili di illegittimità e danno erariale, anche in considerazione del fatto che si lede il diritto alla concorrenza e ad affidarsi all’offerta più vantaggiosa per l’ente pubblico.
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