Posada, sì al recupero della casa cantoniera nel Parco di Tepilora
Il sindaco propone di riqualificare la struttura di Orvile L’obiettivo è utilizzarla come foresteria e sede dell’ente
POSADA. Non c’è nessuna casa cantoniera sarda nel progetto pilota promosso dall’Anas per valorizzare e recuperare gli stabili realizzati sulle statali. L’ente nazionale strade, lo scorso mese, ha siglato un accordo con Anas, Mibact, MIT e agenzia del demanio per definire le linee guida per un progetto di riqualificazione di una parte di quelle case cantoniere che hanno le potenzialità dal punto di vista turistico-culturale. Si parte con trenta case cantoniere posizionate nelle varie strade italiane, ma per il momento nessuna proposta per l’isola che pure possiede un gran numero di stabili appetibili dal punto di vista turistico. Basti pensare agli edifici che si trovano in posizioni incantevoli come Orvile, nel comune di Posada, la collina sopra Santa Lucia a Siniscola, e gli stabili alla periferia di Orosei e Dorgali. «Non vogliamo dismettere le case cantoniere ma valorizzarle», ha detto Gianni Vittorio Armani, presidente dell'Anas. Le case rosse selezionate si trasformeranno in ostelli, ristoranti e b&b. L’Anas si dovrebbe far carico della ristrutturazione dell’immobile e la proposta alletta il sindaco di Posada, Roberto Tola, visto che proprio il suo comune ospita una delle vecchie storiche cantoniere.
«Sia la costruzione di Orvile che i due ettari di terreno ricadono all'interno del perimetro del parco di Tepilora – dice Tola – La mia proposta è quella di utilizzare la casa cantoniera come foresteria in funzione delle attività di visita ed escursioni nel territorio. L'edificio – spiega il sindaco – si trova infatti in una posizione strategica, a poche centinaia di metri dalla spiaggia di Orvile e proprio all'ingresso del territorio del parco istituito di recente con le amministrazioni comunali di Torpè, Lodè e Bitti». Per il sindaco il sito sarebbe il punto ideale da cui partire per le escursioni in tutto il territorio. «Per la gestione – conclude Tola – si potrebbe pensare ad un accordo tra Anas, comune di Posada e parco».
Occorre ora capire se anche in Sardegna l’Anas, così come sta facendo in altre regioni italiane, pensi ad un intervento di recupero prima che lo stabile, abbandonato da decenni, diventi un rudere da demolire.
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