La magia dei fuochi anima il Carnevale barbaricino
Mamoiada ha aperto le danze a suon di campanacci e salti cadenzati Rinnovati i riti propiziatori attorno ai tanti falò accesi in onore del santo
MAMOIADA. È stato un fine settimana magico, quello appena trascorso. Nonostante il freddo e qualche spruzzatina di neve, il tempo è stato clemente, regalando a momenti anche un bel sole. Il grande palcoscenico del Carnevale barbaricino offre al nutrito pubblico i riti arcaici della tradizione, senza dimenticare, tuttavia, il divertimento e la vitalità di un paese festaiolo, che ama la compagnia, la convivialità e il buonumore. Attorno ai fuochi, dislocati nei numerosi rioni dell’abitato sfilano le formazioni della Pro loco e dell’Atzeni-Beccoi.
Vestiti di pelli e campanacci o di eleganti panni colorati, eseguono le danze millenarie, seguendo i ritmi di melodie nuragiche. Ogni anno i gruppi si alternano, dividendo in due l’agglomerato urbano. La parte vecchia e la parte nuova del centro di montagna sono assegnate quest’anno a uno, l’anno successivo all’altro gruppo. Mentre, nel frattempo, ai piedi degli immensi falò, costruiti con pesanti tronchi, cisto, elicriso e rosmarino, si riuniscono decine di persone, intente a scambiare qualche parola, tra un bicchiere di vino novello e uno degli innumerevoli dolci preparati per l’occasione, offerti in abbondanti cestini. È una devozione semplice, autentica, quella rivolta al Prometeo della Cristianità. Sant’Antonio Abate viene venerato, infatti, nelle preghiere e nelle benedizioni inaugurali, recitate attorno alle braci incandescenti. A lui viene reso onore nei sontuosi banchetti, preparati in coincidenza di queste date particolarmente sentite e partecipate, in tutto il profondo entroterra isolano.
Allo stesso tempo, assieme al sacro, emerge la dimensione profana e laica di un culto, le cui radici si perdono nel tempo. Si dà ufficialmente il via ad una stagione, ricca di simboli, liturgie, spettacoli spontanei.
È un carnevale fatto di rappresentazioni bucoliche, d’altra parte, quello che si sta inaugurando. Personaggi, ruoli e situazioni sono chiaramente attinti dalla cultura rurale e dalla civiltà agropastorale, con le quali la società mamoiadina evidenzia un legame indissolubile. La ricorrenza di Sant’Antonio, del resto, racchiude in sé un’occasione particolarissima per visitare il circuito espositivo mamoiadino, scoprendo fino in fondo la bellezza e il significato di un patrimonio identitario, così straordinariamente interessante. Un buon numero i biglietti e di presenze ha attestato, dunque, per la cooperativa Viseras, chiamata alla gestione dei tre musei, il giusto riconoscimento rispetto alla scelta di combinare la visita alle diversi centri culturali con la conoscenza del territorio, espressa dalle eccellenze enogastronomiche e dall’artigianato.
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