Il pasticciaccio del Canto a tenore
NUORO. «Adesso occorre fare lobby». Era l’ottobre 2004, la Provincia aveva appena presentato a Parigi la candidatura per il riconoscimento del Canto a tenore come “bene immateriale” dell’Unesco. Il...
NUORO. «Adesso occorre fare lobby». Era l’ottobre 2004, la Provincia aveva appena presentato a Parigi la candidatura per il riconoscimento del Canto a tenore come “bene immateriale” dell’Unesco. Il riconoscimento ci fu, mesi dopo, e non c’è dubbio che le parole del presidente della Provincia, Francesco Licheri, colsero nel segno, come rivelò la polemica che infiammò in seguito. Si scoprì infatti che l’ente confidava non solo nella bontà del progetto, basato sulla straordinaria espressione di musica polifonica, ma anche – secondo i maligni – su ben pagate consulenze affidate a esperti vicini alla stessa Unesco. Esperti di varia nazionalità che a vario titolo collaboravano con l’agenzia o sue emanazioni, tra i quali spiccava Amal Bouchenaki, esperta di legislazione del Patrimonio, e figlia di Mounir Bouchenaki, vicedirettore per la cultura dell'Unesco. L’operazione costò complessivamente 350mila euro. Tutto accadeva in un periodo in cui l’Unesco era accusato di avere manica larga nei confronti di un numero sempre crescente di siti e beni “intangibili”.
E oggi? L’operazione MaB Tepilora costa al parco 50mila euro in progettazione, praticamente il minimo sindacale per un obiettivo di questo tipo. E qui la procedura è molto selettiva, assicurano i promotori. (p.me.)
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