La Nuova Sardegna

Nuoro

Industria, crescono le paure sul futuro di Ottana Energia

di Federico Sedda

L’intero sito industriale può restare al buio e senz’acqua E se Terna non si pronuncia gli operai rischiano la cig

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OTTANA. Se i tempi della verifica tecnica da parte di Terna per stabilire se la centrale di Ottana Energia sia in grado di offrire il servizio di riaccensione della rete elettrica sarda in caso di black out dovessero allungarsi ancora c’è il rischio che i lavoratori vengano collocati in cassa integrazione, aumentando così le preoccupazioni sul futuro del sito già in crisi per la chiusura di Ottana Polimeri. Non solo.

Senza certezze energetiche, il sito industriale potrebbe ritrovarsi al buio e senza la disponibilità di acqua che viene sempre fornita dal Trac (trattamento acque) di Ottana Energia. Un rischio diventato concreto qualche giorno fa con un black out improvviso durato qualche ora.

Uno scenario che forse è il preavviso di una situazione che tra qualche settimana potrebbe davvero diventare realtà. Decretando così la fine non solo di Ottana Energia e Ottana Polimeri, ma anche di alcune aziende coinsediate che non potrebbero sopravvivere senza acqua, elettricità e vapore. La morte lenta del sito industriale. Il rischio più immediato e anche il più doloroso perché coinvolge le famiglie dei lavoratori è quello della cassa integrazione.

La possibilità che i settanta lavoratori di Ottana Energia finiscano negli elenchi della cig straordinaria dove già si trovano i loro colleghi di Ottana Polimeri è tutt’altro che remota.

Anzi, circola con insistenza negli ambienti della fabbrica e non solo. Se la verifica di Terna non dovesse concludersi entro gennaio, la cig potrebbe diventare certezza già dai primi giorni di febbraio 2016.

Il nuovo assetto organizzativo del lavoro, messo su dall’azienda a partire dal 31 dicembre scorso per far fronte alla fermata degli impianti, non può, infatti, durare a lungo. Non solo perché è impresa tecnicamente impossibile per il lungo periodo, ma anche perché è impossibile sostenerne i costi. Il nuovo assetto vede in marcia solo la centrale Biopower a olio di palma, che, però, può sostenere solo il 10 per centro delle necessità del sito. La centrale a olio combustibile, che fino al 31 dicembre scorso godeva del regime di essenzialità non confermato da Terna e dall’Authority per il 2016, ha, invece, spento i motori.

I lavoratori di questo impianto, per evitare la cassa integrazione immediata, sono stati inseriti in un programma di smaltimento ferie. Che, stante le garanzie di ripresa date dal ministero dello Sviluppo economico nell’incontro del 22 dicembre scorso, non avrebbe dovuto essere a termine. I tempi, invece, stanno andando per le lunghe. Così cresce la paura. Alimentata dai tempi lunghi di Terna per la ripartenza di Ottana Energia e dall’incertezza che grava sul progetto messo in campo dall’azienda per il rilancio di Ottana Polimeri.

In ballo, stavolta, oltre al futuro del sito industriale di Ottana, ci sono anche l’efficienza della rete elettrica sarda, che, senza Ottana Energia, verrebbe tagliata in due in caso di emergenza, e il riavvio della filiera chimica del Pet, che, senza Ottana Polimeri, scomparirebbe per sempre dal panorama produttivo italiano.

Un terremoto che lascerebbe sul campo un dramma sociale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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