Orgosolo, peste suina abbattuti 100 capi nell’area di Montes
Protesta degli allevatori per l’enorme dispiegamento di forze «A noi è stato impedito di accedere alle nostre aziende»
ORGOSOLO. Peste suina: dopo Desulo e San Teodoro, continuano gli abbattimenti degli animali al pascolo brado. Dura la protesta degli allevatori: «Abbiamo assistito ad uno scenario militaresco: posti di blocco e accessi alla montagna sbarrati». Un dispiegamento imponente di forze, infatti, ha accompagnato il progetto di contrasto dell’epidemia, diffusa in diverse aree dell’entroterra isolano. Decine gli agenti del corpo forestale, accompagnati dagli uomini dell’Ente foreste, dai veterinari di altre Asl della Regione (esclusa quella di Nuoro) e dal personale sanitario di supporto. Una task force nutrita, istituita ad hoc dall’Assessorato regionale alla Sanità, scortata da diverse pattuglie, chiamate a presidiare lo svolgimento delle operazioni, evitando il possibile insorgere di disordini. Nella giornata di ieri, l’unità operativa ha potuto, dunque, completare circa 100 abbattimenti nelle campagne del paese, mentre i rappresentanti della pubblica sicurezza hanno tenuto lontani i proprietari dei capi, impedendo loro di avvicinarsi. Uno dei presenti racconta: «La strada che conduce a Montes era inaccessibile, ci è stato impedito di passare». Sembra che l’operazione sia stata tenuta in gran segreto, non informando nemmeno i rappresentanti dell’amministrazione cittadina. Anzi, qualcuno fa notare una strana coincidenza: «Sembrerebbe quasi si siano attese le dimissioni del sindaco e della maggioranza, prima di mettere in atto il programma».
«La cosa assurda della vicenda – spiega un anziano che ha assistito alla mattanza – è che nessuno si sia preoccupato di catturare le bestie in libertà. Ci si è accaniti, invece, sui maiali ricoverati nei vari alloggi, ammazzandoli con dei dispositivi che trasmettono elettricità e, successivamente, abbattendo le strutture di fortuna realizzate dagli allevatori della zona».
«Le carcasse, poi – viene evidenziato – sono state bruciate in delle enormi fosse, impiegando zolfo e altri combustibili». Per questo motivo, non viene celata, d’altra parte, una certa preoccupazione. «Quelle sostanze possono penetrare nel terreno e andare ad inquinare le falde acquifere – viene fatto notare – dalle quali si va poi ad attingere per dare da bere agli animali e al bestiame, in coincidenza delle varie fonti, sparse in tutta la zona».
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