La Nuova Sardegna

Nuoro

L’edilizia paralizzata nel 2015

di Tito Giuseppe Tola
L’edilizia paralizzata nel 2015

I dati sulle concessioni rilasciate dal Comune e sulle dichiarazioni uniche confermano la grave crisi

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MACOMER. L’edilizia, che fino a una decina di anni fa era uno dei settori trainanti dell’economia di Macomer, è entrata da anni in una fase di stagnazione che non fa intravedere prospettive di ripresa. I dati del 2015 sulle concessioni edilizie rilasciate dal comune e sulle dichiarazioni uniche sostitutive confermano che il settore è in crisi profonda, per non dire alla paralisi.

Chiuse molte imprese. Negli ultimi anni molte imprese hanno cessato l’attività. Mancano i soldi e non si costruisce più. Senza soldi non si investe neppure nel mattone, che tra l’altro non è più un bene che garantisce il valore dell’investimento ed è sempre meno conveniente per la pesante tassazione che lo rende poco appetibile. A Macomer lo è ancora di meno per le tasse locali ancora più pesanti sia a causa delle aliquote che degli estimi da città capoluogo di provincia.

Poche concessioni edilizie. Nel 2015 le licenze edilizie rilasciate dal comune riguardavano in prevalenza piccole ristrutturazioni. Marginali o inesistenti quelle per nuove costruzioni da parte di privati. Quasi tutte si riferiscono a piccole ristrutturazioni di edifici esistenti, piccoli lavori che non danno linfa al settore. Sfogliando l’elenco delle concessioni rilasciate lo scorso anno dal comune si nota che riguardano varianti per lavori già autorizzati, rifacimenti di tetti, ampliamenti insignificanti, divisioni di locali, accertamenti di conformità e cambio di destinazione d’uso, tutte cose che non richiedono un grande impiego di manodopera e di materiali. Fermi da anni anche alcuni interventi pubblici come la riqualificazione per uso abitativo di un ex caseificio in via Cavour e la riconversione dell’ex mattatoio. Le cose non sono andate meglio nel 2014 quando di licenze per nuove costruzioni ne fu rilasciata solo una. Nel 2013, invece, le cose andarono meglio con quattro concessioni per nuovi edifici, tra le quali quella per la Rsa rilasciata alla Asl, che però non è andata oltre la prima pietra.

Puc sovradimensionato. L’ambizioso piano urbanistico del comune varato quindici anni fa è un contenitore vuoto con tante idee che difficilmente saranno realizzate. Macomer non cresce e i programmi di espansione urbanistica del vecchio Puc sono sogni sulla carta. Edilizia in agonia, dunque, con lavori ridotti da anni alle ristrutturazioni. L’andamento del settore edile dà la dimensione della crisi che si è abbattuta su Macomer. La stagnazione dell’edilizia è la fotografia di una situazione economica senza precedenti nella quale si dibatte la città da più di un decennio. L’edilizia era uno dei settori trainanti dell’economia della città (imprese di muratori di Bosa, Ghilarza, Bonorva e altri comuni del centro Sardegna trovavano lavoro a Macomer. Ora affonda nella crisi che ha investito le industrie i cui stipendi alimentavano il settore. La crisi dell’edilizia ha prodotto la cessazione di molte imprese artigiane.

Le attività collegate al settore. Le difficoltà del comparto incidono pesantemente anche su altri settori dell’artigianato, soprattutto sull’impiantistica e sulle attività professionali collegate. Risentono della crisi anche le attività che commerciano materiali per il settore.

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