La Nuova Sardegna

Nuoro

Orgosolo a rischio commissariamento e nuove elezioni

di Mattia Sanna
Il muncipio di Orgosolo
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Il muncipio di Orgosolo

Il nodo da sciogliere è legato alla questione “revocabilità” Il sindaco Dionigi Deledda: «Sono sereno ma amareggiato»

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ORGOSOLO. Elezioni si, elezioni no: da alcun ore la comunità orgolese si interroga sul futuro dell’amministrazione cittadina. Ci si chiede se, respinte tutte le richieste di applicazione delle misure cautelari da parte del Gip di Nuoro, il sindaco e la maggioranza che lo sostiene decideranno di fare un passo indietro rispetto alla scelta forte del “tutti a casa”, ritornando in questo modo alla guida del paese. Un nodo da sciogliere, non di poco conto, tuttavia, è rappresentato dalla questione “revocabilità”. Nel caso in cui si presentino dimissionari, contestualmente, almeno la metà più uno dei consiglieri, la giurisprudenza ritiene, infatti, la rinuncia all’incarico politico come definitiva ed immediatamente efficace, purché, d’altra parte, si sia ottemperato ad alcune prescrizioni di natura formale piuttosto precise.

La strada, dunque, segnata in maniera evidente sembrerebbe quella del commissariamento e della successiva indizione delle elezioni. L’appuntamento, quasi inevitabile, fa intravedere, infatti, una nuova tornata elettorale, a nemmeno un anno da quella precedente (31 maggio 2015).

Una volta che la Regione procederà con la nomina del funzionario incaricato alla gestione della macchina burocratica nel municipio barbaricino, quindi, non dovrebbe passare molto tempo prima che si conosca la data della consultazione. Già si parla del 12 giugno, se si dovesse confermare l’accorpamento della chiamata al voto con le altre grandi città della penisola, come Roma, Milano e Napoli. In Sardegna e in provincia di Nuoro andranno al voto, tra gli altri, Fonni, Orani e Dorgali, oltre, appunto, al paese dei murales, se l’ipotesi venisse confermata. Accantonate, dunque, le riflessioni sul futuro, oggi resta il presente. Una vicenda giudiziaria, dodici persone indagate, tra tecnici, impiegati e amministratori, la richiesta di misure cautelari, formulata dal Pubblico Ministero, respinta in toto dal Gip Mauro Pusceddu.

Nell’ordinanza, firmata dal giudice del Tribunale del capoluogo, emerge come «il dato della inesistenza del quadro cautelare si fonda sulla necessità che le esigenze cautelari siano attuali, così come richiesto dalle legge n.47 del 16.04.2015. Ed è quello che principalmente manca». Un aspetto essenziale, insomma, che non è venuto meno certamente a seguito delle dimissioni, presentate dal sindaco e dalla maggioranza, ma che si deve interpretare alla luce della circostanze temporali.

In altre parole, le condotte, oggetto di contestazione, risalgono tutte a due o tre anni fa. «Sono sereno – si limita a dire Dionigi Deledda – amareggiato ma sereno. Da parte mia non mancherà naturalmente quello spirito di collaborazione, che ha contraddistinto la nostra azione politica, ispirata costantemente al confronto e agli interessi della collettività».

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