Disboscamento, ecco il libro di Caterini
LULA. Nel 1820 la superficie boschiva era di 480mila ettari, nel 1855 era scesa a 306, nel 1833 a 113, nel giro di un secolo la superficie forestale sarda si è ridotta di almeno 4/5. Sono dati in...
LULA. Nel 1820 la superficie boschiva era di 480mila ettari, nel 1855 era scesa a 306, nel 1833 a 113, nel giro di un secolo la superficie forestale sarda si è ridotta di almeno 4/5. Sono dati in pillole evidenziati all’atto della presentazione del libro “Colpi si scure e sensi di colpa-storia del disboscamento della Sardegna dalle origini ad oggi” (288 pag.-ed. Carlo Delfino) di Fiorenzo Caterini.
L’autore, stuzzicato dalle argomentazione di Costantino Daga del Wwf, ha richiamato il corso della storia, autori, colpe, interessi, legnami “rapinati”, prospettive. «È un libro attuale» ha sostenuto l’assessore comunale Pietro Pittalis. «Un testo, uno dei pochi del genere, per acquisire consapevolezza su quello che è successo» ha aggiunto l’assessore all’ambiente Maria Antonietta Piras.
«Il bosco non è solo ecologia» ha sostenuto Pietro Fois,uno dei fondatori di “Semene”, che insieme a Maurizio Fadda ha discusso dell’acquisizione di un vecchio mulino “comunitario” per percorre la filiera del grano. Colpa del disboscamento? Caterini ha sfatato la credenza che siano stati i pastori e i contadini.
«È falso – ha infatti precisato – Hanno reagito contro la privatizzazione delle terre e la distruzione dei boschi che li privava dell’uso collettivo». Giù citazioni di viaggiatori e studiosi. Una storia lunga, di domini e influenze varie. Fra gli altri sono intervenuti il sindaco Calia e l’artista Diego Asproni, che hanno ribadito il concetto di una Sardegna sotto la mira dei colonizzatori. C’è il rischio che la Sardegna diventi una discarica. «L’alternativa deve venire dalla terra. Lo sfruttamento del bosco non si concilia con l’ambiente, con l’ecologia della nostra mente» ha chiuso Caterini. (b.a.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google