La Nuova Sardegna

Nuoro

Il processo per le pecore nere

«La nube nera aveva coperto tutto»

Ieri in tribunale la drammatica testimonianza degli allevatori

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NUORO. «Ero arrivato all’ovile all’alba per la mungitura e ho trovato l’inferno. Non avevo mai visto una cosa del genere. Le pecore avevano il manto ricoperto da una polvere nera e oleosa. E anche il paesaggio attorno era diventato tutto nero, come se fosse stato investito da una nube tossica». Antonio Cadeddu, un allevatore di Noragugume, ieri in aula ha ricordato così la notte del 14 aprile 2013 quando una nube fuligginosa, fuoriuscita – secondo l’accusa formulata dal pm Andrea Vacca – dallo stabilimento di Ottana Energia, aveva investito la piana tra Ottana e Noragugume. «Ho saputo solo più tardi che molti in paese ricollegavano quella nube misteriosa a un forte boato che avevano sentito la notte prima provenire dalla zona industriale di Ottana». L’allevatore, insieme ad altri suoi cinque colleghi – difesi dagli avvocati Rita Tolu e Gian Mario Pilatu – per quell’episodio si è costituito parte civile al processo che vede imputati l’amministratore delegato di Ottana Energia Paolo Clivati e il direttore dell’impianto Mario Tatti, ieri assenti. Entrambi sono accusati di inquinamento atmosferico per aver proceduto a una sperimentazione con una miscela di carbone e acqua (nota come Cwf) al posto dell’olio combustibile normalmente usato nell’impianto.

Ieri è toccato anche agli operai della centrale elettrica (ora in ferie forzate a causa del blocco dell’impianto) raccontare la loro verità dinanzi al giudice monocratico Tommaso Bellei.

Il primo ad alzare il sipario sulla notte tra il 14 e il 15 aprile 2013 è stato il capo-turno Raimondo Ladu. «C’è stato un problema alla caldaia che era stata messa in funzione la mattina del 12 aprile – ha raccontato – Dalla valvola di sicurezza fuoriusciva una quantità impressionante di vapore. Il rumore era assordante al punto che tremavano anche i vetri e il pavimento. Il boato è durato dieci minuti, tra le 23,10 e le 23,30, fino a quando abbiamo sistemato la valvola». Secondo l’accusa quella caldaia era alimentata da un serbatoio che conteneva la miscela incriminata, il Cwf, che avrebbe provocato la nube tossica. Una tesi, però, che i testi sfilati ieri in aula non hanno potuto confermare con certezza. Alla domanda del giudice «lei sapeva che Ottana Energia voleva sperimentare come combustibile il Cwf?», molti operai hanno risposto categoricamente di no. Altri, invece, hanno ammesso che in azienda «si mormorava dell’intenzione dell’azienda di procedere alla sperimentazione dell’impianto». Ora l’ultima parola spetterà ai consulenti del pm. Nella prossima udienza del 18 febbraio dovranno dire, dati alla mano, se nel serbatoio ci fosse o meno la miscela incriminata. (g.z.)

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