I soci Cai al Supramonte sui sentieri dei caprai
La sezione nuorese del club alpino alla scoperta degli antichi percorsi Grazie al loro lavoro e all’Ente foreste le “scale” sono ora di nuovo fruibili
NUORO. La loro ultima avventura, nel cuore del Supramonte, risale ai giorni scorsi. Gli escursionisti e soci del Club Alpino Italiano, sezione di Nuoro, hanno infatti percorso i sentieri più suggestivi della montagna tra Dorgali e Oliena: quelli che gli antichi caprai utilizzavano nel passato.
A dirigere l’escursione sono stati i soci Giancarlo Paba, Matteo Marteddu, Antonio Paolo Mura e Pietro Murgia, del Cai di Nuoro. Gli escursionisti hanno percorso in auto la vallata di Oddoene. Agli escursionisti, dopo il parcheggio di Su ponte ’e S’abba Arva, si è presentata sulla sinistra la catena calcarea che dal massiccio di Monte Tundu si ricongiunge con la periferia di Dorgali.
Una strada che almeno in apparenza non è percorribile. Eppure in tempi addietro, i caprai, per accorciare le distanze, utilizzavano le scale naturali, ripide quanto impervie. Con l’andare degli anni e con l’abbandono dell’allevamento brado, poi, quelle scale si sono chiuse su loro stesse.
Ri-chiuse, come spiegano i soci del Cai utilizzando una metafora, «come tante greggi di capre, rimaste senza padrone, senza guida, e hanno assunto fattezze selvatiche e che non è difficile incrociare in anfratti proibitivi».
Ma adesso, grazie al lavoro dei volontari, all’impegno dell'Ente Foreste e all’intesa col Cai Sardegna e con il Cai Nuoro, quelle antiche “scale” sono state rese fruibili, e sono state riprodotte su mappatura scientifica e leggibile.
I camminatori del Cai di Nuoro hanno ripercorso Scala Su Peichinu, ripida, con pendenze oltre il quaranta per cento, con parte finale in pietraia sconnessa. E al termine si è aperto loro lo scenario del vecchio cuile “Lintiscu”, riportato alle originarie architetture in ginepro, e mèta costante, oggi, dell'escursionismo nazionale ed europeo.
Non lontana da lì, poi, i soci del Cai, hanno potuto vedere la grotta “Ziu Paule”, segnata nel catasto regionale. Un «vero antro omerico – la definisce il socio del Cai Nuoro, Matteo Marteddu – che conserva ancora bene impresse le tracce della lunga presenza del pastore: fuliggine nelle ampie pareti, artigianale metodo di raccolta d'acqua, chiusura con intreccio di lecci e ginepri. La grotta-finestra si spalanca sui paesaggi bianchi di punta Gutturgios, Costas d’Ossu e Badu ’e Su Bobboi». Poi, un altro reticolo di sentieri ha portato i soci del Cai verso il massiccio di MonteTundu e verso l’altro cuile ristrutturato: “Sos Moios”.
Un ovile che domina lo splendido scenario naturalistico del Monte Bardia, Monte Tului e della Orientale Sarda verso l'Ogliastra.
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