La Nuova Sardegna

Nuoro

Operai di Ottana Polimeri: «La fabbrica cade a pezzi»

di Federico Sedda

I lavoratori in cassa integrazione attaccano l’amministratore unico Paolo Clivati «Palese volontà dell’imprenditore di compromettere l’agibilità delle strutture»

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OTTANA. Ora c’è il rischio che la fabbrica cada a pezzi o, nella migliore delle ipotesi, che cadano pezzi di fabbrica. A denunciarlo sono i lavoratori di Ottana Polimeri che attaccano il patron dell’azienda, Paolo Clivati. «Si sono verificati gravi episodi – scrivono in una nota – che evidenziano la palese volontà dell’imprenditore di compromettere l’agibilità delle strutture di Ottana Polimeri».

Gli “episodi”sarebbero la continua caduta di calcinacci e il dissesto strutturale nella sala quadri della polimerizzazione (poly). Un reparto che, secondo la denuncia dei lavoratori, sarebbe lasciato in completo abbandono. Non solo.

All’interno della sala controllo, cuore pulsante dello stabilimento, si verificherebbero anche infiltrazioni di acqua piovana dal tetto che metterebbero a rischio l’impianto perché i quadri sono ancora in tensione e, quindi, con la corrente elettrica inserita. «Qualora ci fosse contatto con l’umidità – dicono i lavoratori – l’impianto salterebbe, compromettendone il riavvio in caso di riapertura dello stabilimento che è fermo da due anni». Il tutto per responsabilità di Paolo Clivati che, secondo gli operai, non rispetterebbe gli accordi sottoscritti all’atto della firma, per altri due anni, della cassa integrazione.

«In particolare – ricordano i lavoratori – in seguito alla cig straordinaria, l’imprenditore si era impegnato a salvaguardare l’efficienza degli impianti anche con eventuali interventi di manutenzione in modo tale da garantire il tempestivo riavvio della produzione del Pet qualora ci fosse una ripresa del mercato. Invece, manca qualsiasi forma di presidio della attività aziendali». Una carenza che manifesterebbe il disinteresse dall’azienda a mantenere l’efficienza della macchine per un pronto riavvio. «Tutto questo – denunciano i lavoratori, che per provare le accuse al patron della fabbrica hanno diffuso anche le foto dello stato di abbandono del reparto – accade nel momento in cui tutti i lavoratori e le organizzazioni sindacali sono impegnati nel favorire la ripresa produttiva e nel sensibilizzare la istituzioni regionali e nazionali ad accelerare l’apertura di un tavolo tecnico per il possibile rilancio della filiera del Pet e per il proseguo produttivo della centrale termoelettrica». I lavoratori ricordano che gli impianti sono stati rimodernati con i finanziamenti pubblici dell’accordo sulla chimica del 2003 che destinò a Ottana cento milioni di euro. I nuovi impianti del Pet vennero inaugurati dall’allora Equipolymers l’8 aprile del 2008.

«Noi lavoratori – è l’amara conclusione – siamo impegnati da due anni in una vertenza che ci vede sempre più tesi e nervosi soprattutto per la situazione delle nostre famiglie. Non vorremmo che l’azienda abbia deciso di stravolgere il progetto di ristrutturazione per puntare a una dismissione definitiva».

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