La Nuova Sardegna

Nuoro

Littarru: «Sì al parco del Gennargentu»

di Francesco Pirisi
Littarru: «Sì al parco del Gennargentu»

Anche Desulo a favore dell’area protetta. Il sindaco: «È lo strumento ideale per dare una prospettiva alla Barbagia»

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NUORO. Sul parco del Gennargentu si cambia registro, dopo le bocciature del secolo scorso. Dopo il sindacato confederale di Cgil, Cisl e Uil ora anche dai Comuni inizia ad arrivare il segnale che l’argomento si può riprendere, dopo il fuggi, fuggi dell’inverno del 1998, all’indomani della firma dell’intesa istitutiva della riserva di Barbagia tra governo e Regione. Il sindaco di Desulo Gigi Littarru afferma che è tempo di mettere da parte le paure e gli ostracismi del passato e riprendere a parlare del progetto naturalistico. Non una posizione di maniera la sua, magari con l’intento di cambiare le note di cronaca di un’attualità che vede i comuni dell’interno sempre più ingarbugliati tra cittadini sull’uscio del municipio per chiedere servizi e spesso lavoro. La richiesta parte dagli stessi argomenti, ma con l’obiettivo di trovare risposte.

«I nostri paesi sono allo stremo delle forze. Non abbiamo fondi e tanto meno ci sono progetti per creare lavoro. La conseguenza è lo spopolamento». Il parco come antidoto a tutto questo. Ancora Littarru, prestato all’amministrazione civica dalla base dell’Aeronautica di stanza a Decimo: «Sono convinto che l’area protetta è lo strumento migliore per dare una prospettiva sociale ed economica alla Barbagia. E questo, soprattutto, dal momento in cui si dice e si ripete che l’economia della provincia dovrà avere al centro il settore agroalimentare. Il marchio del parco del Gennargentu sarebbe uno strumento di traino unico, in grado di garantire l’affermazione nei mercati».

Parole che il primo cittadino desulese ha ripetuto ieri mattina durante un incontro tra i tecnici dell’agenzia agricola regionale Laore e una cinquantina di allevatori del paese, convocato con l’obiettivo di realizzare un piano integrato nel campo suinicolo, dall’allevamento alla commercializzazione: «Per fare ciò è necessario prima di tutto regolarizzare gli allevamenti, oggi senza titolo e norma alcuna. Discorso che inizia a entrare nella mente degli operatori». Desulo dei 50mila ettari della perimetrazione storica ne metterebbe a disposizione 7500, divisi pressoché in parti uguali tra la proprietà del comune e quella dei privati, che nei lustri trascorsi hanno acquistato anche un migliaio di ettari di terra in agro di Aritzo. Cessione in cambio di sviluppo. Quanto non è riuscito 18 anni fa, quando anche sotto il versante di punta La Marmora il “sì” iniziale è diventato un diniego, per via di quella fuga in avanti della Regione e il successivo decreto firmato a marzo del ’98 dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro su proposta del ministro dell’Ambiente Ronchi. Oggi sulle vicende di allora ancora con le parole di Littarru: «Il progetto della legge nazionale 394 si è bloccato perché si è dato ascolto a una minoranza contraria. La ripartenza deve avvenire attraverso un confronto chiaro, dove si spieghi cosa è un parco e le diverse attività, agricole, turistiche, collegate alla sua istituzione e alla operatività. Certo il territorio del Gennargentu ha necessità di una normativa specifica, dove a prevalere non siano i vincoli ma le possibilità di vivere e lavorare. A quel punto mi sta bene anche la riserva integrale in alcune aree, perché altrimenti dovremmo parlare di un’altra cosa e non di un’area protetta».

Quello che parte da Desulo è un invito agli altri comuni a prendere coscienza e iniziare il confronto, dove le amministrazioni municipali sono chiamate non a imporre ma a spiegare. Nel ragionamento complessivo tuttavia entrerà a pieno titolo la condizione dell’attualità della montagna barbaricina. Quella che Littarru racconta attraverso i numeri del suo borgo: «Siamo oggi 2400 abitanti. Ma se le cose non cambiano torneremo ai 1500 dell’800, invece che risalire ai 5mila degli anni ’60. Oggi è dura anche garantire i servizi alla popolazione, visto che la Regione taglia costantemente i fondi. L’ultimo colpo alle spalle è arrivato con la riforma degli enti locali, che accentra sulla città metropolitana, con la favola che la Provincia era un ente inutile e in Barbagia sono rimasti in pochi e neanche si lamentano».

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