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Nuoro

Ergastolo per i due assassini del pozzo

Ergastolo per i due assassini del pozzo

Confermata dalla Cassazione la condanna del carcere a vita per gli olianesi Sebastiano Pompita e Mario Deiana

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NUORO. Li avevano gettati nel pozzo all’interno della vecchia casermetta di Manasuddas, nelle campagne di Oliena, e li avevano lasciati morire. Annegati nell’acqua gelida e putrida della cisterna. Due delitti feroci. I giudici della Cassazione non hanno avuto esitazioni nel confermare le condanne all’ergastolo per i due olianesi Sebastiano “Bastianino” Pompita, 35 anni, in carcere dal 2008, qualche mese dopo la scoperta dei cadaveri in seguito alla confessione del pentito Mauro Fele, e Mario Deiana, 39 anni, che ha invece l’esito della Cassazione nella sua casa di Oliena, dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini dal primi di gennaio del 2014. Nessuno sconto di pena, nessuna attenuante per i due imputati ritenuti gli autori dei delitti di Pietrina Mastrone, 40 anni, di Oliena e Tiziano Cocco, 31 anni, di Samassi, lasciati morire nel pozzo di Manasuddas nell’ottobre del 2007.

In aula a Roma, il sostituto procuratore generale Oscar Cedrangolo (lo stesso magistrato che aveva sostenuto l’accusa nel processo per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco sollecitando l’assoluzione per Alberto Stasi, poi condannato a 16 anni) non ha esitato a chiedere la conferma della condanna all’ergastolo, che era stata inflitta ai due imputati dai giudici della Corte d’assise d’appello di Cagliari il 20 luglio 2014. A sostegno della sua richiesta, oltre a ribadire tutte le argomentazioni riportate sulle motivazioni della sentenza, il pg ha sottolineato due passaggi fondamentali, due macigni dell’inchiesta: le puntuali accuse del pentito Mauro Fele e il duplice riconoscimento fotografico degli imputati.

Subito dopo ha preso la parola l’avvocato Michele Mannironi, patrono di parte civile con gli avvocati Angela Nanni e Massimiliano Podda, dei familiari di Tiziano Cocco e Pietrina Mastrone, che ha concluso chiedendo la conferma delle condanne. Poi, le arringhe. Gli avvocati Gianluigi Mastio, difensore di Mario Deiana, e Giovanni Colli, difensore di Sebastiano Pompita, hanno ripercorso le varie tappe dell’inchiesta, ricordato i processi contrastanti e cercato di smontare il castello accusatorio. L’avvocato Colli ha puntato ancora una volta il dito sulla testimone Antonella Artu e sulla sua credibilità, ribadendo il concetto già espresso in Appello «che non era certamente una testimone disinteressata». L’avvocato Mastio ha cercato di tirare fuori Mario Deiana sia puntando sui dati tecnici emersi durante le indagini, sia ricordando la lettera confessione del pentito Mauro Fele (già condannato all’ergastolo per i due delitti e detenuto in un struttura ospedaliera penitenziaria a causa delle sue precarie condizioni di salute). «Deiana è innocente, è stato coinvolto da Fele e Artu» ha concluso l’avvocato Mastio.

Pietrina Mastrone era stata gettata dentro la cisterna ed era stata lasciata morire annegata. Qualche giorno dopo, a finire nel pozzo era stato Tiziano Cocco, camionista di Samassi, “colpevole” di non avere con sè chissà quali soldi. Cocco aveva cercato di uscire dalla cisterna e sulle pareti erano stati trovati i segni dei suoi disperati tentativi: la pelle dei polpastrelli delle mani e il sangue. (plp)

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