La Nuova Sardegna

Nuoro

Dopo la perdita di benzina c’è paura tra i condomini

di Kety Sanna
Dopo la perdita di benzina c’è paura tra i condomini

A un anno dall’incidente gli abitanti del palazzo non possono accedere ai garage Dalla cisterna del rifornitore di viale Sardegna persi migliaia di litri di carburante

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NUORO. A un anno dalla grossa perdita di benzina da una cisterna del rifornitore di viale Sardegna (allora si era parlato di migliaia litri), i condomini del palazzo “color mattone” di via Aosta (la strada parallela) chiedono a che punto sia la situazione, visto che da allora i loro garage sono sottoposti a provvedimento di interdizione di accesso e sosta, mentre grosse autocisterne (presumibilmente incaricate e pagate dall’Eni) continuano ad aspirare sia all'interno che all'esterno del condominio. La paura e la preoccupazione è ancora tanta. Una decina di proprietari, infatti, hanno incaricato un avvocato e presentato un esposto in Procura con la speranza che venga fatta chiarezza. Ma a distanza di 12 mesi dai fatti, ancora non si sa nulla.

La storia. Era il mese di febbraio 2015 quando all’interno del palazzo nelle parti “comuni” dello stabile (autorimessa, scale, vano ascensore) si era iniziata a sentire una puzza insopportabile di idrocarburi. Gli abitanti, non capendo le cause avevano chiesto l’intervento dei vigili del fuoco di Nuoro che avevano operato tre volte: il 26 febbraio e successivamente il 3 ed il 13 marzo. Proprio in occasione di quell’ultimo accesso erano stati eseguiti specifici accertamenti di natura strumentale tesi a verificare, anzitutto, se vi fosse imminente pericolo di incendio, tenuto conto che lungo il muro perimetrale dello stabile condominiale, adiacente al terreno dove si trova distributore di carburanti, si era manifestata una estesa chiazza oleosa di idrocarburi. I vigili del fuoco avevano rilevato all’interno del locale adibito ad autorimessa una concentrazione elevatissima di vapori di sostanze infiammabili tanto da disporre l’immediata rimozione delle auto di proprietà dei condomini fino ad interdirne l’accesso.

Gli interventi. Oltre ai vigili erano intervenuti i funzionari dell’Arpas e dell’Asl che avevano effettuato i rilievi e avevano avviato le attività d’indagine, interpellando anche il gestore del distributore di benzina, visto che erano state rinvenute grosse quantità di idrocarburi anche all’interno dei pozzetti di raccolta delle acque bianche interni ed esterni allo stabile. Le cause delle infiltrazioni di idrocarburi (e delle conseguenti esalazioni) erano da ricondurre ad una perdita che avrebbe interessato un serbatoio di pertinenza del distributore di carburanti di proprietà dell’Eni. Il 14 marzo, si era dato inizio alle operazioni di bonifica dei luoghi.

La denuncia. «Operazioni però che parrebbero essere ancora in corso – sottolineano i condomini – visto che a sere alterne (stranamente sempre quando è già buoi), una grossa cisterna aspira liquido dal pozzetto sulla strada. Lo sversamento di carburante oltre ad aver determinato eccezionali condizioni di rischio per la nostra salute ed incolumità fisica, ed ad aver alterato pesantemente le nostre condizioni di vita e di lavoro quotidiane – aggiungono con fermezza – ha interessato al momento i muri perimetrali comuni dello stabile; il terreno sottostante lo stesso stabile (di proprietà comune); la sorgente d’acqua presente nel sottosuolo, incidendo così in termini irreparabili sullo stesso valore commerciale del fabbricato e delle singole unità che lo compongono. A tutt’oggi – proseguono – a distanza di un anno da quando si sono verificati i fatti, ci viene negato l’accesso alle autorimesse di nostra proprietà dove è ancora collocato un impianto di aspirazione dei vapori rilasciati dalle imponenti quantità di idrocarburi (benzina) altamente infiammabili, sversati nel terreno. Ciò, ovviamente, farebbe pensare che la situazione di pericolo (e comunque di inquinamento) correlata alla denunciata perdita di idrocarburi, non appare risolta. Non si comprende altrimenti – evidenziano i denunciati – per quale altra ragione l’impianto di aspirazione dei vapori risulta ancora posizionato all’interno dei nostri locali e perché ci viene tutt’ora preclusa la possibilità di accedervi e di poterne usufruire. Nonostante tutto – concludono – nessuno si decide a spiegarci come si stanno evolvendo le cose. Speriamo solo che a breve, almeno la magistratura dia risposte alle nostre domande e faccia chiarezza su quanto è accaduto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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