Addio alla mensa: chiude l’ultimo “ricordo” d’industria
Ottana, dopo 40 anni di attività il servizio scompare Nei tempi d’oro sfornava duemila pasti e 500 cestini
OTTANA. Ora, a Ottana, chiude anche l’ultimo baluardo d’industria. L’ultimo simbolo di quella presenza industriale, fatta di fabbriche popolate di operai in tuta blu, turnisti e giornalieri e di lavoratori delle imprese esterne e dell’indotto, che è scomparsa da tempo.
Da quando l’industria è crollata trascinandosi dietro un effetto cascata che ora travolge anche un pezzo di quel po’che è rimasto: la mensa.
Un servizio vitale da quarant’anni, che un tempo sfornava ogni giorno oltre due mila pasti e cinquecento cestini ristoro per altrettanti operai della fabbrica.
L’ultimo tassello che ancora galleggiava tra i brandelli d’industria.
Ora la mensa scompare. E con essa il reparto cucine. Il salone enorme che un tempo ospitava non solo la mensa, ma anche assemblee e riunioni sindacali, è ammutolito da anni per mancanza di utenti. Uno scenario silenzioso, dove la presenza di una mensa a solo scopo aziendale avrebbe fornito solo pasti ai fantasmi. Pagandone anche i costi fissi.
Ma non tutto è andato perduto. Almeno nel reparto cucine.
Quel segmento non più funzionale a un’area industriale diventata negli anni un deserto è stato trasformato in un’ attività rivolta all’esterno: un servizio di catering per il territorio e per le grandi strutture, quali scuole, caserme e ospedali.
Una trasformazione moderna, che è servita a salvare la mensa-cucina anche senza operai da servire.
E a salvaguardare anche quattro posti di lavoro.
La riconversione della storica mensa aziendale a servizio di ristorazione esterna è stata fatta qualche anno fa, quando l’attività è stata presa in gestione dalla Gemeaz (Gestione mense aziendali): una società con sede a Milano che ogni anno serve in Italia 50 milioni di pasti con oltre sei mila posti di lavoro.
Una potenza del settore. Nel 2012 la Gemeaz è entrata a far parte del gruppo Elior, leader internazionale della ristorazione collettiva.
La mensa di Ottana, ormai in agonia, è così entrata nell’orbita esterna alla fabbrica. Nelle cucine dell’ex Enichem, infatti, si confezionavano i pasti caldi per l’ospedale “San Francesco” di Nuoro, dove , nel corso dei lavori di ristrutturazione e completamento della struttura, il servizio di cucina era stato sospeso. Ora, però, i lavori, all’ospedale, sono finiti.
Da qualche giorno è ripreso anche il servizio cucina. Così la cucina di Ottana si è ritrovata senta utenti. Addio catering. Troppo pochi cinquanta pasti al giorno e qualche cestino ristoro per lasciare in piedi una struttura sovradimensionata e con costi di gestione elevati.
Il gestore ha già fatto sapere che chiuderà i battenti.
E li chiuderà licenziando anche i quattro lavoratori che ancora erano in servizio.
Forse si tratta del colpo definitivo per l’area industriale già provata da altre chiusure, addii e licenziamenti. Sicuramente quello più emblematico per il colpo di grazia all’industria che fu.
Quando la mensa era il luogo di ritrovo di tutti. Il cuore pulsante di centinaia di lavoratori che all’ombra delle ciminiere crescevano le loro famiglie. E lottavano per il futuro dei figli.
Ora quell’enorme salone, che nel 1982 ospitò anche Enrico Berlinguer in visita agli operai dello stabilimento chimico, è desolatamente vuoto e abbandonato.
Non serve più a nessuno, né dentro né fuori la fabbrica di Ottana.
Così a Ottana è caduto anche l’ultimo simbolo. In un indifferente silenzio.
Un segnale tangibile che un’era è finita, per Ottana e non solo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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