«Tossilo, la crisi arriva da lontano»
Macomer, il comitato Non bruciamoci il futuro: «Troppe scelte scellerate da parte dei politici»
MACOMER. La crisi della Tossilo Spa era nota da tempo ed è legata al sistema di smaltimento dei rifiuti che si basa sull’incenerimento. È questo, in sintesi, il messaggio che il comitato “Non bruciamoci il futuro” e “Zero Waste Sardegna” lanciano in un comunicato nel quale non nascondono che la situazione potrebbe anche precipitare se il Tar dovesse accogliere i ricorsi presentati dagli stessi comitati, dall’Unione dei comuni della Barbagia (recentemente anche dal comune di Nuoro) per ottenere l’annullamento degli atti relativi alla realizzazione del nuovo inceneritore.
La crisi della Tossilo. Il comitato si sofferma in primo luogo sulla crisi della Tossilo. «Non abbiamo mai sottovalutato la portata della crisi della Tossilo – scrive –, ma non immaginavamo che il fallimento del sistema di incenerimento, i cui riflessi preoccupanti stanno interessando soprattutto i 38 lavoratori, fosse di questa portata. Questo grazie soprattutto alla cattiva gestione della Tossilo e alle scelte scellerate di amministratori e politici».
Dissesto annunciato. I due comitati si soffermano poi sull’ultima riunione di consiglio comunale nella quale si è parlato di cassa e integrazione e contratto di solidarietà per i lavoratori dell’impianto che risulteranno in esubero e del conferimento dei rifiuti alla discarica di Chilivani in attesa della realizzazione del nuovo inceneritore. «Il tutto sembra cadere come un fulmine a ciel sereno – scrivono nel comunicato –, ma in realtà sarebbe bastato andare a leggere le relazioni ai bilanci della Tossilo degli ultimi anni per capire che il dissesto era annunciato, senza bisogno della sceneggiata alla quale abbiamo assistito in consiglio con i soli responsabili della Tossilo e del Consorzio sul banco degli imputati, insieme alla lentezza della burocrazia».
Le cause. Il comitato ritiene che i segnali che la Tossilo sarebbe andata incontro a un dissesto economico fossero evidenti da tempo e li elenca nel comunicato. Il primo è legato al fatto che i rifiuti conferiti sono diminuiti negli anni. A questo si somma il fatto che solo una parte veniva incenerita mentre il resto finiva in discarica con altri costi. Un ulteriore costo nasce dal fatto che la discarica di Monte Muradu è ormai satura per cui si è dovuto ricorrere ad altri impianti. Altri aspetti antieconomici indicati dai comitati sono la produzione di compost che non viene venduto, la cessazione del servizio di raccolta dei rifiuti da parte della Tossilo e la mancata entrata in esercizio della piattaforma di prima valorizzazione.
Crisi che dura da anni. “Non bruciamoci il futuro” e “Zero Waste” spiegano che la crisi non è un prodotto degli ultimi anni, ma viene da lontano. «Constatata la gestione fallimentare della Tossilo Spa, l’incapacità e l’inadeguatezza dei suoi amministratori – concludono –, non è stata minimamente considerata la possibilità di richiedere lo scioglimento della società, con la presa in carico diretta, come avvenuto già nel passato, da parte del Consorzio industriale che detiene il 99% del pacchetto azionario. Se non altro si risparmierebbe sui compensi dei componenti degli organi societari».
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