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Nuoro

«L’Ogliastra ha fame di futuro»

di Mario Girau
«L’Ogliastra ha fame di futuro»

Il vescovo di Lanusei Antonello Mura invita i cittadini a non cedere al pessimismo

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LANUSEI. Si chiama «fame di futuro» la voglia della Chiesa ogliastrina di dare prospettive positive a un territorio dove le preoccupazioni prevalgono sulle speranze. A quelle più note da tempo si sono aggiunte in maniera crescente problematiche di tipo istituzionale, soprattutto la perdita della Provincia.

Interprete di questa “fame” si è fatto il vescovo di Lanusei, monsignor Antonello Mura, che, nell'ultimo numero di “Studi Ogliastrini”, la rivista diretta da Tonino Loddo, fa il bilancio di due anni di azione pastorale. Per il presule, guardare il mondo sempre e comunque con gli occhiali neri dell'isolamento e dello scoraggiamento - come succede spesso in quest'angolo di Sardegna - non porta da nessuna parte. «Non possiamo come cittadini oltre che come credenti – dice il vescovo – assistere passivamente al passaggio contagioso del pessimismo nelle nostre famiglie e nelle nostre strade, con la conseguente imperante rassegnazione».

Il presule nel suo editoriale fa il bilancio di 24 mesi vissuti preferibilmente «fuori dal palazzo, incontrando le parrocchie, la gente comune, in aggiunta a preti e diaconi, superando formalismi e legalismi, vivendo la pastorale come un cammino che va incontro alle esigenze delle persone e del territorio, nel quale incarnare la gioia del Vangelo». Il presule ha visto che «troppi fatti ed eventi rimangono scontati – e purtroppo non solo quelli positivi – quasi che appartengano non solo al passato, ma anche alla dinamica perenne di questo territorio». Monsignor Mura non indica ricette, né formule sicuramente vincenti, per venir fuori da questa situazione che richiede prioritariamente un cambiamento culturale, che può iniziare dalla «mobilitazione delle coscienze, in particolare di quelle dei credenti, per un recupero di unità e identità». L'unità è necessaria «di fronte ai rivoli – aggiunge il vescovo – che invariabilmente si creano nel contrapporre luoghi e ambienti, persone e istituzioni». L'identità è fondamentale «in vista di un rinnovato impegno a salvaguardare la storia ( anche di fede) e la bellezza di un territorio che, quando si presentano sfilacciati, offrono solo uno spettacolo di divisione».

L'Ogliastra non ha misteri per questo vescovo che, prima del suo ingresso ufficiale, il 27 aprile 2014, aveva incontrato nelle foranie sacerdoti e diaconi, e ascoltato direttamente o attraverso lettere esperienze di vita vissuta in terra ogliastrina. Trasparenza, collaborazione fraterna con i preti, valorizzazione dei laici, semplicità sono lo stile pastorale scelto da monsignor Mura. Ha reso pubblico il bilancio della Chiesa e l'elenco del patrimonio diocesano, orientato «i beni ecclesiastici a servizio dei più poveri». I laici si trovano dappertutto: economato, pastorale scolastica, beni ed edilizia di culto, Caritas, comunicazioni sociali, tribunale diocesano. Per un nuovo "colpo di reni" dell'Ogliastra, Antonello Mura, indica la «medicina della misericordia, con i percorsi di riconciliazione nel territorio, incoraggiando ogni atteggiamento che vada sulla linea del perdono e della fraternità».

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