La Nuova Sardegna

Nuoro

Il pm: «Mesina premeditò l’omicidio»

di Valeria Gianoglio
Il pm: «Mesina premeditò l’omicidio»

L’aggravante contestata per un assassinio di 42 anni fa. La difesa ha preso tempo: «All’epoca era in carcere a Novara»

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NUORO. Piumino grigio, volto sofferente, camminata meno decisa del solito, a tratti persino un po’ stentata. Alle 9 di ieri mattina, scortato dagli agenti di polizia penitenziaria, Graziano Mesina esce dal furgone cellulare che dal carcere di Badu ’e Carros lo ha condotto in tribunale, e comincia la lenta scalata fino al quarto piano del Palazzo di giustizia. Davanti all’aula gup, dove di lì a poco comincerà l’udienza preliminare che lo vede accusato di essere il mandante di un omicidio commesso a Mamoiada ben 42 anni fa – quello di Santino Gungui – l’ex primula rossa di Orgosolo saluta i suoi avvocati giunti da Cagliari, Beatrice Goddi e Maria Luisa Vernier, e poi varca l’ingresso dell’aula gup.

Passano pochi minuti, giusto il tanto che l’udienza cominci, e nella vicenda del delitto Gungui si registra già il primo piccolo colpo di scena. «Contesto a Mesina l’aggravante della premeditazione», dice, infatti, il pubblico ministero Giorgio Bocciarelli. E in aula, per qualche secondo, nessuno fiata. In pochi, del resto, avrebbero scommesso su quella sostanziale rideterminazione del reato contestato all’indagato: l’inchiesta sembrava ormai avviata verso il rinvio a giudizio senza che registrasse più alcuna modifica. E invece, ieri mattina, arriva la svolta.

Per la pubblica accusa, dunque, l’omicidio di Santino Gungui, ucciso con quattro colpi di fucile caricati a pallettoni nella notte di Natale del 1974, fu un delitto che Graziano Mesina commissionò con freddezza e premeditazione. Nessuna spinta d’impeto, nessun moto di rabbia: solo lucida premeditazione. La contestazione di questa aggravante, ai fini del processo cambia in modo sostanziale le carte in tavola: in caso di condanna, a Mesina potrebbe costare l’ergastolo.

Ma si tratta di calcoli ancora puramente teorici, anche perché l’ex bandito di Orgosolo non è stato ancora formalmente rinviato a giudizio. Certo è che ieri mattina, dopo l’anuncio fatto dal pm della contestazione dell’aggravante, i due avvocati di Mesina hanno chiesto i termini a difesa. In altre parole hanno preso tempo per valutare la posizione del loro assistito alla luce della nuova svolta nell’inchiesta. Diranno la loro su questo punto nella prossima udienza, fissata per l’8 marzo. Ma la contestazione, ormai, è stata fatta e non è più in discussione. La difesa, tuttavia, si prepara a presentare al gup Claudio Cozzella un nuovo atto: si tratta del cosiddetto foglio matricolare, quello che registra tutti i periodi e le date di entrata e di uscita dal carcere di un imputato o indagato in regime di custodia cautelare.

Secondo questi dati raccolti dalla difesa, dunque, Mesina, all’epoca del fatto contestato, nel dicembre del ’74, era in carcere a Novara. E dunque, sostiene la difesa, visto che era in carcere è arduo ipotizzare che sia riuscito a commissionare un omicidio. Alla prossima udienza, dunque, è facile prevedere che in aula ci sarà una grande battaglia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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