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Nuoro

Mamoiada, ecco l’ultimo saluto dei Mamuthones e Issohadores

di Mattia Sanna
Mamoiada, ecco l’ultimo saluto dei Mamuthones e Issohadores

La sfilata delle maschere tradizionali ha chiuso i riti del Carnevale tra gli applausi dei visitatori Poi la processione con il fantoccio di “Juvanne martis sero” accompagnato da uomini vestiti da donna

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MAMOIADA. Il Carnevale entra nel vivo con la giornata più importante. I diversi appuntamenti della kermesse mamoiadina giungono quasi al termine. Il programma si è aperto ieri in tarda mattinata, ospitato dal Museo delle maschere mediterranee, con la presentazione del documentario “Carrasecare”. Una pregiata realizzazione, curata dalla cooperativa Viseras e da Arté, che unisce la tradizione di due centri barbaricini: da un lato, Mamoiada, con i Mamuthones e gli Issohadores, dall’altro, Ottana con i Boes e Merdules. La tradizione del martedì grasso è andata avanti, dunque, nel primissimo pomeriggio. Non potevano deludere certo le aspettative e le attese dei visitatori, giunti apposta nel cuore della Barbagia per vederli sfilare, infatti, i gruppi delle associazioni Atzeni-Beccoi e Proloco, i quali hanno eseguito le spettacolari e rinomate coreografie, fissate nei numerosi scatti dei presenti: le danze millenarie, scandite dai colpi secchi de “sa soha”, musicate dal ritmo metallico dei campanacci. Assieme ai volti, all’immagine stessa di una comunità, resa celebre in tutto il mondo per i suoi Mamuthones e Issohadores, le vie dell’abitato sono state invase dai gruppi spontanei, dai costumi tradizionali, dai travestimenti e dalle maschere. A conferma dell’ospitalità, per la quale è proverbialmente noto il centro del Nuorese, d’altra parte, ai graditi ospiti sono stati offerti i meravigliosi e prelibati dolci mamoiadini, innaffiati dal vino Cannonau. Nonché le immancabili fave e lardo. Parentesi quest’ultima, curata dall’associazione Armonias. Com’è usanza nel comune barbaricino, poi, a chiusura del corteo allegorico, è stato portato in processione per le vie del centro, il fantoccio morente di Juvanne martis sero (Giovanni martedì sera), circondato e accompagnato da uomini vestiti con gonne lunghe, scialli e fazzoletti e dal viso completamente colorato di nero. Una compagine rumorosa, che si sposta di casa in casa per chiedere del vino. Vino, che viene versato in una grossa damigiana e utilizzato per fare le trasfusioni all’esanime Giovanni, nel tentativo di rianimarlo. La giornata è stata chiusa, infine, nella sala comunale dai balli e dall’animazione, preparata dall’associazione Ipotenusa.

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