Mamoiada, ecco l’ultimo saluto dei Mamuthones e Issohadores
La sfilata delle maschere tradizionali ha chiuso i riti del Carnevale tra gli applausi dei visitatori Poi la processione con il fantoccio di “Juvanne martis sero” accompagnato da uomini vestiti da donna
MAMOIADA. Il Carnevale entra nel vivo con la giornata più importante. I diversi appuntamenti della kermesse mamoiadina giungono quasi al termine. Il programma si è aperto ieri in tarda mattinata, ospitato dal Museo delle maschere mediterranee, con la presentazione del documentario “Carrasecare”. Una pregiata realizzazione, curata dalla cooperativa Viseras e da Arté, che unisce la tradizione di due centri barbaricini: da un lato, Mamoiada, con i Mamuthones e gli Issohadores, dall’altro, Ottana con i Boes e Merdules. La tradizione del martedì grasso è andata avanti, dunque, nel primissimo pomeriggio. Non potevano deludere certo le aspettative e le attese dei visitatori, giunti apposta nel cuore della Barbagia per vederli sfilare, infatti, i gruppi delle associazioni Atzeni-Beccoi e Proloco, i quali hanno eseguito le spettacolari e rinomate coreografie, fissate nei numerosi scatti dei presenti: le danze millenarie, scandite dai colpi secchi de “sa soha”, musicate dal ritmo metallico dei campanacci. Assieme ai volti, all’immagine stessa di una comunità, resa celebre in tutto il mondo per i suoi Mamuthones e Issohadores, le vie dell’abitato sono state invase dai gruppi spontanei, dai costumi tradizionali, dai travestimenti e dalle maschere. A conferma dell’ospitalità, per la quale è proverbialmente noto il centro del Nuorese, d’altra parte, ai graditi ospiti sono stati offerti i meravigliosi e prelibati dolci mamoiadini, innaffiati dal vino Cannonau. Nonché le immancabili fave e lardo. Parentesi quest’ultima, curata dall’associazione Armonias. Com’è usanza nel comune barbaricino, poi, a chiusura del corteo allegorico, è stato portato in processione per le vie del centro, il fantoccio morente di Juvanne martis sero (Giovanni martedì sera), circondato e accompagnato da uomini vestiti con gonne lunghe, scialli e fazzoletti e dal viso completamente colorato di nero. Una compagine rumorosa, che si sposta di casa in casa per chiedere del vino. Vino, che viene versato in una grossa damigiana e utilizzato per fare le trasfusioni all’esanime Giovanni, nel tentativo di rianimarlo. La giornata è stata chiusa, infine, nella sala comunale dai balli e dall’animazione, preparata dall’associazione Ipotenusa.
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