Lula, tentato omicidio Cabua: «Fucilate sparate non da vicino»
I carabinieri hanno ripercorso davanti ai giudici i momenti immediatamente successivi all’agguato Il maresciallo Satta: «Ma non è stato possibile individuare con esattezza da dove partirono i colpi»
NUORO. Nuova udienza del processo per il tentato omicidio di Giovanni Cabua, ex sindaco di Lula, avvenuto il 4 giugno del 2014. Ieri mattina in aula sono stati sentiti i testi del pm Andrea Vacca. Si è parlato delle indagini che i carabinieri del Comando provinciale di Nuoro e i colleghi della stazione Lula fecero scattare immediatamente dopo l’attento.
Primo ad essere sentito davanti al tribunale in seduta collegiale, presieduto dal giudice Giorgio Cannas, il maresciallo Giovanni Satta che ha spiegato in modo chiaro la dinamica dell'azione delittuosa che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.
«L’episodio accadde in agro di Lula – ha detto l’ufficiale di pg – ai piedi del Montalbo, in un terreno chiuso da un cancello di ferro e da paletti di legno. Quando arrivammo noi c’era il fuoristrada di Cabua che nel frattempo era già stato trasferito in ambulanza all’ospedale di Nuoro. Avevamo saputo che la vettura era stata spostata per facilitare le operazioni di soccorso. Sul posto avevamo trovato tre pallettoni calibro 12, due dei quali all'interno dei paletti di legno. Non potemmo però stabilire con certezza da dove fosse partita l'azione di fuoco – ha aggiunto il maresciallo – anche se si poteva ipotizzare da una posizione laterale. Pure il cavallo che si trovava all'interno del tancato era stato ferito al collo. Ma, non essendo legato – ha aggiunto l’investigatore – non era stato possibile ricostruire l'esatta posizione in cui si trovava l'animale al momento dell'agguato e quindi la traiettoria dei proiettili. Non era stato possibile stabilire neppure se si fosse trattato di una o più fucilate ma si era potuto ipotizzare che chi aveva sparato, l'avesse fatto da una certa distanza. I pallettoni conficcati nei paletti, infatti, se esplosi da distanza ravvicinata, li avrebbero spezzati. Giovanni Cabua (che insieme alla sua famiglia si è costituito parte civile attraverso gli avvocati Pasquale Ramazzotti e Lorenzo Soro) era stato colpito mentre, piegato verso l'interno del terreno, poggiava della biada al cavallo». L'avvocato Francesco Lai, difensore dell'imputato e presunto sparatore, Michele Marras, ieri ha ancora insistito sulla dinamica, in particolare su alcune tracce di pneumatici trovati nei pressi del luogo dell'agguato. «Non possiamo dire che fossero della macchina del killer» ha risposto il marescilalo Satta. A questa testimonianza ha fatto seguito quella di un altro militare, il maresciallo Arena che il 4 giugno di 2 anni fa, si era precipitato sul luogo dell’agguato, 15 minuto dopo l’accaduto. «Cabua era steso a terra mentre gli operatori del 118 intervenivano su di lui. Io, insieme ad un altro collega ci siamo incamminati verso un’azienda agricola vicina, quella dei Melone, perché avevamo saputo che di recente c’erano stati dei problemi con il ferito. La campagna dista da quella dei Cabua circa 400 metri. Quando siamo arrivati abbiamo trovato Raimondo Melone (che per l’accusa è il mandante del tentato omicidio e che verrà processato con rito abbreviato), il padre e un altro giovane intenti a mungere il bestiame. La prossima udienza si terrà il 22 marzo.
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