Pecore nere a Ottana, Clivati risarcisce i danni agli allevatori
Colpo di scena ieri nell’aula del Tribunale durante l’udienza I legali di sei pastori revocano la costituzione di parte civile
NUORO. I sei allevatori di Ottana, proprietari delle greggi investite dalla nuvola nera, che si erano costituiti parte civile contro il patron di Ottana Energia, Paolo Clivati, sono stati risarciti dall’imprenditore. E così hanno ritirato la costituzione e sono usciti dal processo in corso in Tribunale. Prima un boato nella centrale elettrica di Ottana, la notte del 14 aprile 2013. Poi una nube nera che avvolge la piana tra Ottana e Noragugume. Quando gli allevatori la mattina dopo arrivano negli ovili per la mungitura, trovano un paesaggio infernale: le pecore hanno il manto coperto da una polvere nera, e nero è anche il paesaggio. Per giorni i pastori non possono conferire il latte e perdono gran parte del foraggio. «Migliaia di euro di danni», protestano gli allevatori. Ed è proprio per ottenere un risarcimento che sei di loro si costituiscono parte civile al processo che vede imputati l’amministratore di Ottana Energia Paolo Clivati e il direttore dell’impianto Mario Tatti, accusati di inquinamento atmosferico. Nell’udienza di ieri, davanti al giudice monocratico Tommaso Bellei, il colpo di scena. I sei allevatori – difesi dagli avvocati Rita Tolu e Gian Mario Pilatu – revocano la costituzione di parte civile: Paolo Clivati li ha risarciti dei danni causati dalla nube nera che – secondo l’accusa formulata dal pm Andrea Vacca – era fuoriuscita dallo stabilimento di Ottana Energia.
«I danni per gli allevatori sono stati ingenti – ribadisce l’avvocato Rita Tolu – C’è stato un calo notevole della produzione di latte dal momento che per settimane non hanno potuto mungere le pecore». Danni che sono stati risarciti integralmente da Paolo Clivati. «Siamo soddisfatti», chiosano gli avvocati. L’unica parte civile che ancora resiste è la Coldiretti Nuoro Ogliastra, in difesa degli agricoltori.
L’udienza è poi proseguita con la deposizione del pool di consulenti tecnici incaricati dal pm di verificare se la polvere nera sia stata causata da un’esplosione nella centrale elettrica a causa della sperimentazione di una nuova linea di produzione alimentata da una miscela a base di carbone e acqua, detta Cwf. Presente in aula, con gli ingegneri Paolo Pirisi e Mauro Sanna, anche Roberto Monguzzi, uno dei più importanti chimici italiani che si è occupato, tra l’altro, delle emissioni inquinanti dell’Ilva di Taranto. Gli esperti hanno condotto le loro indagini sia sui campioni prelevati durante i sopralluoghi dopo l’incidente (in particolare un sasso e una pietra), sia all’interno dello stabilimento, nella caldaia che conteneva la miscela incriminata. Per i consulenti il materiale disperso nelle campagne era costituito da residui di carbone e non poteva che provenire dalla centrale di Ottana . Riguardo alla caldaia, invece, hanno rilevato un funzionamento anomalo «tipico della sperimentazione con un combustibile alternativo», come il Cwf appunto. Gli esperti, purtroppo, non hanno potuto verificare se i valori delle emissioni registrate la notte dell’esplosione siano state superiori ai limiti imposti dalla legge: il sistema di monitoraggio, infatti, era andato in tilt. Il processo proseguirà il 14 aprile.
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