False revisioni, 31 imputati e 260 testi
All’apertura del dibattimento il pm Ghironi contesta una nuova aggravante. Tra i rinviati a giudizio l’ex sindaco Corda
NUORO. Centoquarantasette testimoni nella lista dell’accusa, 113 in quella della difesa, per un totale di 260 testi che nei prossimi mesi dovranno essere sentiti in udienza. Che sia un processo dai grandi numeri, quello sul presunto giro di false revisioni di auto tra Nuoro e Dorgali, lo si capisce già dalle battute iniziali di ieri mattina quando il presidente del collegio giudicante, Giorgio Cannas, dichiara ufficialmente aperta l’istruttoria dibattimentale, e davanti a un’aula che pullula di avvocati, fascicoli e carte processuali, si avvia a chiedere alle parti in causa quali siano le loro richieste di prova.
Duecentosessanta testimoni complessivi, dunque, nei prossimi mesi dovranno aiutare il pm Andrea Ghironi e la folta schiera di avvocati difensori dei 31 imputati, a capire se l’inchiesta aperta nel 2006 dalla Procura di Nuoro e confluita due anni dopo in diversi arresti, poggi o meno su basi solide e possa approdare nelle condanne dei 31 imputati tra i quali figurano anche un funzionario della Motorizzazione civile, meccanici, l’ex sindaco di Nuoro, Martino Corda, e il figlio Ninni, conosciuto allenatore di calcio.
Ieri mattina, tuttavia, la prima tappa ufficiale del processo, oltre al deposito delle due corpose liste testimoniali, registra anche una piccola sorpresa. All’avvio dell’udienza, infatti, il pubblico ministero Andrea Ghironi, annuncia la contestazione di una circostanza aggravante per un consistente numero di posizioni: è l’aggravante contenuta nell’ultimo comma dell’articolo 476 del codice penale, il falso materiale commesso in un atto pubblico. Un reato che è contestato alla stragrande maggioranza degli imputati, accusati, in sostanza di aver messo su un meccanismo quasi perfetto per trarre profitto da un consistente giro di false revisioni di auto. Un complesso ingranaggio all’interno del quale, secondo la Procura, ciascuno degli imputati, in gran parte di Nuoro e Dorgali, ricopriva un ruolo preciso. C’era chi avrebbe messo a disposizione la propria società o ufficio, chi avrebbe procacciato i clienti, chi avrebbe procurato i libretti delle auto. E poi chi all'interno di alcuni uffici pubblici avrebbe cercato di insabbiare tutto facendo letteralmente carte false. L’ex sindaco di Nuoro, Martino Corda, e il figlio Ninni, sono finiti nell’inchiesta perché all’epoca dei fatti erano contitolari di una delle società titolare di due officine, tra Nuoro e Dorgali, che stando alle accuse avrebbe registrato le false revisioni d’auto.
Dopo l’apertura ufficiale, ieri, del processo, l’udienza è stata rinviata alla fine di maggio: in quella data il collegio giudicante valuterà anche quali capi di imputazione risultano già prescritti.
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