La Nuova Sardegna

Nuoro

Centro ambientale mai realizzato: a Oniferi il Comune rischia il default

Simonetta Selloni
Il mai nato Centro ambientale col finto nuraghe (foto Massimo Locci)
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Il mai nato Centro ambientale col finto nuraghe (foto Massimo Locci)

Per la struttura con finto nuraghe l’amministrazione è chiamata a restituire quasi 640mila euro. Il progetto inserito nel Pon sicurezza 2000-2006 per diffondere tra i giovani la cultura della legalità

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ONIFERI Svetta incontrastato. 15 metri di altezza, il guazzabuglio cromatico del finto nuraghe, punta di diamante per il Centro didattico ambientale che mai vedrà la luce. O meglio: quel che si vede è ciò che si è costruito, di un’opera nata con i fondi del Programma operativo nazionale per la sicurezza 2000-2006. Un fondo che riguardava allora le regioni che ricadevano nell’Obiettivo 1: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, e appunto Sardegna. Progetti utilizzati per diffondere, soprattutto tra i giovani, la cultura della legalità, creare reddito, combattere la dispersione scolastica, uscire dal sottosviluppo che costituisce l’humus alla delinquenza. Un fondo straordinario, quasi un miliardo di euro spesi e 700 progetti finanziati e realizzati, tanto che il ministero dell’Interno pubblicò il resoconto in un volume dal titolo “Obiettivo riuscito”. Non per il Centro didattico ambientale.

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I fondi. Per realizzarlo, il Comune aveva ricevuto 597mila 172,39 euro: per metà fondi europei, per metà del ministero dell’Interno. Il nascente Centro però era già costato – si era nel 2006 – oltre 400mila, avuti dalla legge 37. Per concludere i lavori, sei anni di tempo. Elastici: per portare a termine una struttura così importante per la sicurezza e lo sviluppo sociale e della cultura della legalità, Ministero e Unione europea avevano concesso i supplementari: proroga fino al 30 giugno 2009, ulteriori 15 mesi per rendicontare i lavori. E quindi due anni per finirli. Si arrivava al 2012. Niente da fare. I soldi, non bastavano affatto. Per finire un’opera mastodontica, e mastodonticamente inutile, ne sarebbero serviti altri 2 milioni e 800mila, di euro.

Da restituire. Ed è così che il sindaco in carica, Stefania Piras, eletta in una lista civica nel 2012, si trova a fare i conti con una richiesta di restituzione dei fondi. Al ministero dell’Interno: visto che l’Unione europea ha già avuto indietro la sua parte di finanziamento. Il predecessore di Stefania Piras, Mario Piras, con una comunicazione protocollata dal Comune di Oniferi il 4 febbraio 2010, aveva ufficialmente appreso dell’avvio della procedura di recupero per “Irregolarità convenzione del 26 luglio 2006 siglata tra il Comune di Oniferi e il Ministero dell’Interno”. Il ministero dell’Interno batteva cassa: chiedendo la restituzione delle quote del finanziamento, che con gli interessi legali, ammontava a un totale di 638mila 47 euro.

Rischio dissesto. Il sindaco Stefania Piras è chiarissima. «L’ultima volta che il ministero dell’Interno ci ha chiesto i soldi risale al 2013. Ho detto con chiarezza: benissimo, ve li facciamo avere. Ma se voi fate la vostra parte. Voglio dire che questo Centro non è sorto da un giorno all’altro; dove erano allora il Ministero, la Soprintendenza? Restituire quei fondi significa ridurre la nostra amministrazione all’immobilità totale. Ossia: tolti gli stipendi, non si potrà fare più nulla. Avremmo bisogno di una palestra, per esempio. Potremmo investire nelle politiche sociali, bonus bebè. Far pagare meno tasse. Bisogna trovare una soluzione».

Appello ai Cinque Stelle. Stefania Piras, un anno e mezzo fa, si era persino appellata ail Movimento 5 Stelle, quando i grillini avevano annunciato di voler restituire rimborsi elettorali per 43 milioni di euro. «Datene un poco a noi, il tanto di restituire i fondi del Centro ambientale», aveva detto. Nessuna risposta. E allora il problema è rimasto. L’incompiuta pure. «Non posso nemmeno alienare quei terreni, perché sono vincolati dagli usi civici», dice il sindaco. E non può utilizzare l’avanzo di bilancio perché l’ufficio di Ragioneria del Comune le ricorda la spada di Damocle della restituzione.

Un po’ di storia. Come si è arrivati al finto nuraghe? Siamo a a due passi da S’Iffurcau, zona nota per esser stata crocevia di delitti e gravi episodi. Oniferi era un paese “caldo”: amministratori mandati via con la forza di persuasione delle armi. Nel 2002, la giunta guidata da Giampiero Casula riuscì a farsi eleggere, chiudendo un lungo periodo di commissariamento. Oniferi era pienamente titolato a partecipare al Pon sicurezza del ministero dell’Interno, retto nel 2006 dal ministro Pisano. A Casula venne l’idea di realizzare un Centro didattico ambientale, che con “il Laboratorio territoriale a S’Iffurcau consentirà di dotare la zona di aree tematiche destinate ad accogliere esposizioni campionarie, animali e piante. Dal Centro verranno realizzate delle piste di collegamento con i principali siti archeologici e forestali della zona. Particolare collaborazione sarà attivata con l’Università di Scienze forestali e ambientali di Nuoro, distante 20 Km”.

La soluzione. Non c’è. A meno che la politica non ci metta mano. Nella scheda di fattibilità c’era scritto: “Il progetto non può che migliorare il paesaggio”. «Non posso nemmeno buttarlo giù: servono 200mila euro», dice Stefania Piras. Il finto nuraghe resiste.

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