Mustaro a caccia del superboss della mafia
Il dirigente della squadra mobile lascia la questura dopo 14 anni. Inviato dal ministero a Trapani, la città di Messina Denaro
NUORO. Quattordici anni vissuti intensamente con l’entusiasmo di essere alla guida della squadra mobile della sua città, con l’attenzione per una realtà che conosce profondamente e con la leggerezza della gioventù. Aveva 30 anni, Fabrizio Mustaro, quando ha cominciato nel “suo” Nuorese la carriera di poliziotto. Dopo 14 anni, durante i quali ha risolto omicidi, catturato banditi, fatto costituire numerosi latitanti, istituito e fatto decollare l’unico Osservatorio sardo sul bullismo e aver versato lacrime di dolore sulla bara di uno degli agenti di quelle storiche squadriglie che lui ha sempre difeso dai tagli ministeriali, lascia la guida della squadra mobile. A 45 anni va via da Nuoro per andare in un’altra isola: la Sicilia. Chiamato dal ministero dell’Interno a guidare la squadra mobile di Trapani con un mandato difficile, ma per lui non impossibile: catturare Matteo Messina Denaro, il superboss trapanese della Mafia che ha preso il posto di Totò Riina e Bernardo Provenzano.
«Perdo un grande funzionario – ha sottolineato il questore Paolo Fassari, durante la cerimonia di saluto –. Oltre a una grande professionalità, Fabrizio Mustaro è riuscito a coniugare il rigore e il rispetto delle leggi con uno straordinario rapporto con la città. Il Dipartimento di polizia ha deciso di lanciarlo in una realtà molto complicata, nella quale sono certo che riuscirà a distinguersi grazie alle sue qualità».
Fabrizio Mustaro è nato a Sassari, ha 45 anni, laureato in giurisprudenza a Pavia dopo aver completato tutto il ciclo di studi a Nuoro, ha cominciato la sua carriera di poliziotto in Barbagia nel 2000, commissario a Orgosolo. Poi in questura alla guida della squadra volante. Poi capo di gabinetto per quasi 4 anni e alla Digos per due anni. Svolgendo insieme l’incarico di portavoce della questura. E dal 2008 dirigente della squadra mobile.
«Quando ho cominciato molti sostenevano che essere di Nuoro sarebbe potuto essere un ostacolo – ha sottolineato l’emozionatissimo Fabrizio Mustaro –, invece è stato un valore aggiunto. Ero conosciuto e la gente ha avuto fiducia in me: per questo ringrazio tutti. Soprattutto i magistrati con i quali ho avuto un rapporto davvero speciale».
Il dirigente nuorese lascia la Sardegna con un curriculum ricchissimo. Risultati eccezionali diluiti in 14 anni: 18 omicidi risolti, 8 latitanti che si sono costituiti a lui, la soluzione del delitto di Dina Dore con l’arresto del marito e del minorenne esecutore materiale dell’assassinio, l’indagine sul delitto di Rosanna Fiori a Villanova Strisaili e quella sull’inquinamento nel poligono militare di Quirra, arresti per traffico di droga e le inchieste sugli assalti armati ai furgoni blindati. E poi il suo gioiello, una pietra miliare nel campo della repressione della microcriminalità giovanile: l’Osservatorio sul bullismo. Un’esperienza portata oltre i confini della Sardegna e arricchita dal famoso diario scolastico “Diahio” ormai adottato da tutte le questure italiane.
«Il momento più difficile di questi 14 anni è stato quello della morte di Luca Tanzi – ha sottolineato Fabrizio Mustaro –. Perdere un uomo, per giunta come Luca, in quel modo è stato durissimo. Un dolore immenso. La soddisfazione più grande? Ogni operazione portata a termine con successo. Ma forse la soluzione del delitto di Dina Dore, dopo cinque anni di indagini complicatissime – ha concluso l’ormai ex dirigente della squadra mobile nuorese – è stato qualcoso di davvero importante. Ma anche tutte le altre. Merito anche dei miei uomini: sono stati tutti meravigliosi». (plp)
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