«Solo in classe? Una scelta dei genitori»
Maria Antonietta Corrias interviene sul caso della classe con un unico bambino dopo il trasferimento dei compagni
NUORO. «Nella scuola elementare di Furreddu non c’è stato nessun bambino costretto a frequentare da solo le lezioni», taglia corto la preside della scuola elementare di Furreddu, Maria Antonietta Corrias. «Sono stati i genitori, con le loro scelte – prosegue la dirigente scolastica – a decidere che il bambino continuasse a frequentare la classe in solitudine, dopo che i compagni erano stati trasferiti su loro richiesta in altre classi, persino di altri istituti. Anche per il bambino di cui parliamo era stata individuata una classe nello stesso istituto, che i genitori hanno rifiutato».
Secondo la preside Corrias, dunque, non c’è alcun caso di isolamento di uno scolaro nell’istituto che dirige, ma solo la conseguenza delle scelte dei genitori. Ma cos’è accaduto alle elementari di Furreddu?
Fuga di massa. Tutto inizia sette mesi fa, quando nella 3 C della scuola arriva un bambino a detta di alcuni "un po' troppo vivace". Passano appena due mesi dall’inizio della scuola e la situazione degenera. Alcuni comportamenti del piccolo alunno infatti scatenano una lunga e implacabile serie di reazioni da parte di numerosi genitori, che alla fine decidono di trasferire i propri figli in altri istituti. La migrazione di massa fa sì che nel giro di qualche mese la classe inizialmente composta da ben 15 alunni arrivi ai primi di febbraio a cinque scolari. Ma nel giro di una settimana la situazione precipita e altri due bambini chiedono il il trasferimento. A questo punto i genitori dell'alunno vivace, presa coscienza del fatto che al proprio figlio le quattro mura scolastiche stavano strette, chiedono che gli venga concesso il diritto all'istruzione parentale, cioè l'assolvimento dell'obbligo di istruzione in proprio e quindi senza dover frequentare la scuola. A questo punto nella 3 C restano solo due scolari. Almeno fino al 16 febbraio, quando uno dei due va via lasciando solo il compagno.
Tempo prolungato. «Quello stesso giorno, la classe è stata soppressa informalmente: era ovvio che non si potesse andare avanti con uno o due alunni», dice la preside. «Fino a quando erano in cinque – continua – qualche speranza per non sopprimerla c'era, visto che in città sono tante le scuole con aule di cinque o sei alunni che arrivano alla fine dell'anno e poi vengono accorpate successivamente. Ho chiesto alla fiduciaria della scuola di informare il padre del bambino rimasto solo del fatto che un'altra terza dell’istituto era pronta ad accoglierlo la mattina stessa . La risposta del genitore è stata di rifiutare la proposta perché in quella classe non si faceva il tempo prolungato, condizione indispensabile per i genitori, riferendo che preferibilmente l'avrebbe portato a casa. Quindi è stata volontà del padre lasciare che il figlio rimanesse da solo in vista di un probabile trasferimento a un altro istituto che nei giorni a venire non si è mai realizzato».
Classe affollata. Il nodo della discordia ruoterebbe attorno al trasferimento negato alla scuola elementare Calamida , dove è preside sempre la Corrias. «Non ho potuto accettare il trasferimento del bambino nella classe a tempo prolungato del Calamida perché quella classe aveva appena accolto altri quattro scolari provenienti proprio dalla classe del bambino, con una scia di lamentele da parte degli altri genitori preoccupati che la classe stesse diventando troppo numerosa. Ho quindi pensato di spostarlo in una terza di Furreddu in grado di ospitarlo perché poco affollata. Nulla da fare, perché i genitori hanno continuato a fargli frequentare la sua vecchia classe sino alle quattro del pomeriggio, benché da solo». La versione della preside è supportata da docenti e dal personale Ata della scuola.
Arriva l’ispettore. Per risolvere la complicata vicenda qualche giorno fa il direttore dell'ufficio scolastico regionale, Francesco Feliziani, ha mandato un ispettore per capire cosa sia successo, fornire delle linee guida alla preside e quindi dare delle risposte al Ministero. «Partendo dal presupposto che la chiusura di una classe deve predisporla solo il dirigente e che quindi io non ho soppresso niente, sto aspettando la relazione che l'ispettore mi fornirà a breve – commenta Feliziani –. Nel frattempo dalle poche battute scambiate con lui posso dire che la dirigente nel suo intento di non far sopprimere la classe ha operato bene, ma è certo che si era arrivati ormai a un punto in cui i livelli erano allarmanti e forse sarebbe stato meglio intervenire in maniera diversa – aggiunge Feliziani –. Quello che non mi spiego è come mai la preside non abbia provveduto a sopprimere con un atto formale la classe già 15 giorni fa. La comunicazione ufficiale della soppressione è stata inoltrata i primi di marzo. Sta di fatto che non è mia intenzione mettere sulla croce nessuno ma sono convinto che già un anno fa con una buona dose di collaborazione il casosi sarebbe risolta senza baccano e sensazionalismo, a questo punto ognuno deve prendersi le proprie responsabilità».
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