Tessili, dopo il danno la beffa
Per il saldo degli ammortizzatori sociali dovranno ancora aspettare
MACOMER. Dopo l’illusione la beffa. I lavoratori espulsi dalle aziende che hanno chiuso a causa della crisi, che speravano di ricevere presto il saldo del 2014 degli ammortizzatori sociali in deroga, dovranno attendere ancora e, se tutto andrà bene, percepiranno una sola mensilità. Jose Mattana, segretario dei tessili Cgil, spiega come effettivamente sono messe le cose per evitare che si creino aspettative fra quanti hanno diritto a percepire quei soldi e dovranno invece attendere tempi più lunghi senza certezze sulla data di pagamento. «L’annuncio della Regione apparso sui giornali – spiega – non diceva come sono effettivamente le cose. Il decreto del 1° agosto 2014 ha stabilito che chi aveva usufruito della mobilità in deroga per 3 anni, nel 2014 avrebbe avuto diritto a otto mesi, cioè fino al 31 agosto. Chi ne aveva fatto meno di tre anni sarebbe andato avanti fino al 31 ottobre. C’era però la possibilità di fare domanda per il 2015. I tessili le hanno fatte, e sono anche in regola. Ma dal 2014 i soldi per la mobilità in deroga sono sempre meno per cui le competenze sono state pagate fino al 31 marzo. Poiché non ci sono soldi, la Regione salderà il 2014 a quelli che hanno diritto alla mobilità in deroga anche nel 2015. C’è però da dire che la gran parte resteranno fuori perché per avere diritto per il 2015 è necessaria la continuità e il decreto del Governo stabilisce la fine della mobilità a fine agosto e fine novembre 2014. Questa è la situazione della gran parte dei tessili della provincia di Nuoro. Per andar bene prenderanno un mese, quando arriverà. Per il resto non si sa nulla». Jose Mattana ritiene che di questa situazione sia responsabile la Regione. «Non è possibile – dice – che l’assessorato regionale al Lavoro accetti passivamente decisioni del Governo come questa. Se il provvedimento va bene per regioni come la Lombardia, il Piemonte o altre dove si avverte una certa ripresa, da noi le cose vanno diversamente. La Regione avrebbe dovuto imporsi ben sapendo che in Sardegna, e soprattutto in provincia di Nuoro, migliaia di persone che hanno perso il lavoro non avranno più risorse per andare avanti». (t.g.t.)
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