Oliena, la valle di Lanaitho nella rete rurale nazionale
Candidatura dell’area a far parte dei registri del ministero delle Politiche agricole Carta: «L’anticamera al riconoscimento fra i patrimoni immateriali dell’Unesco»
OLIENA. La candidatura della Valle di Lanaitho all’interno del sistema della rete rurale nazionale può o meno essere compatibile con l’idea di parco? Il dibattito politico, sollecitato nelle scorse settimane dal contributo della Cisl e del segretario provinciale Michele Fele, attorno al tema della valorizzazione e della salvaguardia delle straordinarie ricchezze ambientali presenti nel territorio, ha sollecitato il confronto e la riflessione delle istituzioni. La complessa questione si porta ancora dietro gli strascichi di una contrapposizione piuttosto decisa, che ha visto sorgere in seno all’opinione pubblica movimenti di opposizione determinata, i quali hanno osteggiato con forza l’idea di un’area sottoposta a vincoli e limitazioni ritenute eccessivamente gravose, calata e gestita dall’alto. «Si tratta di schemi decisamente superati – taglia corto il vice-presidente nazionale dell’associazione Città dell’olio – Noi apparteniamo ad una nuova generazione e non possiamo certo rapportarci a idee vecchie». Il comune di Oliena, l’unico in Sardegna nel 2015, ha portato avanti le pratiche per l’iscrizione di un’area naturale così importante e ricca, come appunto la Valle di Lanaitho, negli appositi registri tenuti dal Ministero delle politiche agricole. Un traguardo che rappresenta l’anticamera al riconoscimento fra i patrimoni immateriali dell’Unesco. L’ambito coinvolto entro i confini di questo importante iter amministrativo risulta, d’altra parte, perfettamente inserito in un eccezionale contesto come quello della montagna e del Supramonte, posto sotto la protezione dei vincoli dettati dai cosiddetti Sic e Zps. Tale ambito, dunque, vorrebbe riacquistare la sua centralità e il suo ruolo sociale, valorizzato da un’attenta e programmata azione di ripopolamento, che guarda a quanti in passato hanno vissuto in quegli spazi, esercitando mestieri ed attività antiche. «Non si può pensare di creare un qualsiasi progetto di protezione e promozione di un’area, se prima non si coinvolgono coloro che quel territorio lo hanno difeso per secoli – sostiene Valentino Carta – Gli allevatori e gli agricoltori hanno abitato queste zone, ponendole al riparo da danneggiamenti e azioni sconsiderate. Attualmente quegli stessi spazi, privi dei loro storici custodi risentono di un’assenza prolungata, che inevitabilmente si ripercuote sulla peculiarità e specificità di un ambiente naturale inestimabile e incontaminato. Pertanto, è necessario mettere in campo delle azioni e degli interventi, finalizzati al recupero di una presenza così fondamentale e irrinunciabile e alla costruzione di un modello di sviluppo armonico, compatibile con la fragilità delle aree coinvolte».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
