Cimitero d’auto in mare: la testimonianza
NUORO. «Nel maggio del 2009, attraverso un canale confidenziale, venivamo a sapere di diverse carcasse d’auto affondate al largo di Cala Liberotto. La stessa fonte confidenziale ci disse che l’autore...
NUORO. «Nel maggio del 2009, attraverso un canale confidenziale, venivamo a sapere di diverse carcasse d’auto affondate al largo di Cala Liberotto. La stessa fonte confidenziale ci disse che l’autore di tutto era stato Antonio Cossu, che gestiva un diving center proprio lì. Così cominciammo le indagini: il 20 luglio trovammo la prima auto, il giorno dopo, utilizzammo anche un elicottero e dall’alto si vedevano molto bene le auto affondate».
Con la deposizione del primo testimone, un ispettore della polizia stradale di Nuoro che a suo tempo aveva seguito le indagini, si è aperto il processo che vede tre imputati a giudizio con l’accusa di riciclaggio. Perché, secondo la Procura, avevano messo su un vero e proprio cimitero di auto rubate.
Una vasta distesa di carcasse che era stata scoperta al largo di Cala Liberotto, a pochi metri di distanza dall’oasi di Bidderosa. Correva il luglio del 2009 e gli esperti l'avevano definita una vera bomba ecologica. Erano state 13 le carcasse scoperte. E il caso poi era stato subito segnalato anche al ministero dell'Ambiente, considerato il problema inquinamento che ne derivava. Per quella vicenda, tre persone sono state rinviate a giudizio. Tra loro, c’è anche Antonio Cossu, il titolare del diving center di Bidderosa davanti al cimitero marino delle carcasse d’auto, e un altro nuorese, Antonello Forteleoni. Ieri mattina, dunque, al processo è stato sentito un poliziotto della stradale che aveva seguito le indagini.Il processo è stato poi rinviato. (v.g.)
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