Contro tutte le guerre, sì alla solidarietà
NUORO. Dall’ex Jugoslavia alla Siria un filo ininterrotto di violenze, ma anche di solidarietà e denuncia affinché il mondo dica “no” alle guerre. Ieri il messaggio è stato rilanciato da Nuoro, nella...
NUORO. Dall’ex Jugoslavia alla Siria un filo ininterrotto di violenze, ma anche di solidarietà e denuncia affinché il mondo dica “no” alle guerre. Ieri il messaggio è stato rilanciato da Nuoro, nella manifestazione organizzata dai Rossomori. L’emergenza politica e umanitaria nelle parole dei volontari di Emergency, che sono presenti con strutture operative in 16 paesi, tra l’Africa, il medio Oriente e l’Europa dell’est. Tra le testimonianze quella (in video-conferenza) di Ilaria Biancacci, giornalista di Nuoro, dentro le vicende belliche con gli ultimi reportage dalla Turchia e l’oppressione del popolo curdo. Altri racconti dal vivo da Roberto Mulas, fotografo di Gavoi, da poco in Kosovo per raccontare di una nazione passata per una guerra che ha causato morti e altre vittime, con segni nel corpo e nella mente incancellabili.
Della vicenda kosovara ieri (nella sala dell’Exmè) anche la testimonianza di Mario Fiumene, infermiere di Bosa, a Pristina in una missione della Caritas nel 1999, ad armi appena silenziate. «Una guerra dimenticata e una terra povera, senza uno Stato, le cui sorti non interessano a nessuno», ha denunciato Fiumene, dalle cui parole è tornato alla memoria il sacrificio dei medici galluresi Antonio Bazzoni e Roberto Sircana, periti nel disastro aereo vicino all’aeroporto della capitale, dove dovevano sbarcare con delle protesi per bambini mutilati dalle bombe. Vicende che nell’attualità si ripetono tra la Siria e la Libia, con l’offensiva dell’Isis, con morti e un esodo biblico di milioni di profughi che cercano invano di raggiungere l’Europa per salvarsi. Una parte sono arrivati anche in Sardegna. I Rossomori per questi gruppi di asiatici e africani hanno proposto progetti di integrazione. Davide Muledda: «Non possiamo pensare di tenerli ghettizzati nelle campagne. Vanno accolti e integrati nelle comunità, a iniziare da quelle più piccole, che ne avrebbero anche un beneficio economico, grazie ai fondi destinati proprio ai migranti». Ci sono già passi in avanti anche nell’isola, a iniziare proprio dall’attività di Emergency, che ha centri a Cagliari, Serrenti, Olbia, Budoni Nuoro, Alghero e Sassari. Nel capoluogo turritano aperto un centro socio-informativo e un ambulatorio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google