Siniscola, contro la sete utilizzare meglio le sorgenti
Oltre 200 partecipanti all’incontro di Zente Nova a cui non ha aderito il Comune «Serve potenziare il prelievo da Fruncu ’e Oche creando l’invaso a Murtas Artas»
SINISCOLA. Circa 200 persone hanno preso parte all’incontro, tenutosi venerdì e organizzato da Zente Nova, Unione per Siniscola e Cittadini in movimento, per discutere e confrontarsi sulla questione dell’approvvigionamento di acqua potabile nella cittadina e nelle sue frazioni. Gli organizzatori parlano di un’assemblea della quale si può tracciare un bilancio positivo anche se, sottolineano «occorre che si crei una forte e costante mobilitazione popolare vista l’importanza del tema». Dello stesso avviso anche Paolo Carzedda, presidente del comitato “Acqua pro Locòli”, il quale ha dichiarato che «il problema del servizio idrico è oramai evidente e occorre ritrovarsi per trovare una soluzione in tempi brevi». Tutti gli interventi pare abbiano trovato come filo conduttore comune quello di raggiungere l’obiettivo di utilizzare acqua sorgiva e non dall’invaso di Torpè, sul quale è in fase di definizione un progetto da parte del gestore Abbanoa per un nuovo depuratore che si aggira intorno ai 20 milioni di euro. Un interrogativo ancora da risolvere sarà quello di capire da quale sorgente attingere le riserve utili per servire l’intera popolazione. Per Zente Nova, Unione per Siniscola e Cittadini in movimento le proposte ruotano attorno al potenziamento del prelievo da Fruncu ’e Oche portando a zero la dispersione di acqua non intubata, con al vaglio la possibilità di costruire un invaso di raccolta in località Murtas Artas che, con una piccola percentuale di utilizzo di acqua depurata dalla diga di Torpè, si sopperirebbe alla elevata richiesta del periodo estivo. Per Paolo Carzedda, che su molti punti condivide la battaglia portata avanti sul tema dagli organizzatori dell’assemblea, la via da seguire potrebbe essere quella di far partire un progetto sperimentale di prelievo dalla sorgente di Locòli, che come dichiara lo stesso «andrebbe fatto tenendo in debito conto l’impatto ambientale, che potrebbe essere contenuto utilizzando tecnologie avanzate di ripescaggio da installare in punti accessibili, senza dover far uso di trivellazioni. Locòli offre una bacino di 50 milioni di metri cubi d'acqua, di gran lunga superiore al fabbisogno locale». Per tutti resta comunque il fatto che la questione del servizio idrico di Siniscola rischia di arrivare, se non risolto, ad un punto di non ritorno, con gravi conseguenze per l'economia turistica e per la salute pubblica. I presenti hanno lamentato l’assenza dei rappresentanti dell’amministrazione comunale che sul tema, nonostante fossero invitati a partecipare, hanno tacitamente declinato il confronto.
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