Viadotto del rio S’Adde, opera inutile e costosa
Inaugurata nel 2007, dopo 10 anni di lavori, presenta gravi problemi strutturali Il ponte ha ridotto i tempi di percorrenza tra Nuoro e Macomer di soli 5 minuti
MACOMER. La notizia che c’è una responsabilità nell’allungamento dei tempi di realizzazione del viadotto del rio S’Adde che causò disagi alle popolazioni della zona e danni all’economia della città e che il progettista è chiamato a risarcire alla Provincia per il danno che ne è derivato nei confronti dell’ente ha suscitato scalpore anche a Macomer. Di un viadotto che avrebbe collegato le due sponde della vallata di S’Adde si parlava già dal dopoguerra e per il Marghine l’opera era come il ponte sullo stretto di Messina per la Sicilia. Oggi sono in molti a ricredersi sulla sua utilità, anche perché in meno di dieci anni presenta qualche problema di sicurezza, non tanto di tipo statico, ma di percorribilità. Il viadotto sul rio S’Adde che ha eliminato il percorso tortuoso che si snoda per quasi due chilometri lungo la vallata e ha ridotto di circa cinque minuti il tempo di percorrenza della Macomer-Nuoro in quel tratto della strada è stato inaugurato il 14 giugno del 2007, ma sembra vecchio di cento anni. Nel vecchio percorso era prudente non superare i 50 chilometri orari, sul viadotto è d’obbligo rispettare il limite. Il segnale che impone di non superare i 50 km/h c’è da quando il ponte è stato costruito. Se non è stato tolto evidentemente le ragioni non mancano. È un ponte nato con le gobbe, una delle quali, la prima per chi arriva dalla direzione di Nuoro, sta diventando un gradino. Più che a 50 all’ora è meglio arrivarci più lentamente e con una marcia bassa perché c’è il rischio di impennarsi. Il ponte ha tre campate sostenute da due piloni doppi che si appoggiano alle spalle della vallata nelle due direzioni di Nuoro e Macomer. Il peso delle travi al centro ha prodotto un sollevamento in punta. L’opera appare enorme e l’impatto visivo è micidiale. Nella vallata ricca di vestigia archeologiche il ponte è una presenza aliena. La sua realizzazione era attesa da mezzo secolo e doveva avvicinare i paesi del Marghine a Macomer (considerata città capoluogo di zona) e Macomer a Nuoro con vantaggi per tutti. Dopo otto anni dalla sua apertura, il rapporto costi-benefici appare sbilanciato verso i primi. I vantaggi sono i pochi minuti che si recuperano nel percorso. Vantaggi pagati a caro prezzo in termini di disagi durati per anni. Durante la realizzazione del ponte, infatti, il traffico diretto a Macomer e in uscita verso Nuoro è stato deviato sulla ss. 131 con accesso dallo svincolo nord o su una strada comunale ai limiti della percorribilità che sbuca a Tossilo. Macomer, punto di riferimento delle popolazioni del Marghine per gli acquisti, era irraggiungibile. A rimetterci sono stati per primi i commercianti che subirono un pesante crollo delle vendite. (t.g.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
