Un imprenditore visionario innamorato della Barbagia
NUORO. «Sarà necessaria una vera e propria rivoluzione culturale che sappia sciogliere i tre vincoli (ignoranza, indifferenza, rassegnazione) che frenano lo sviluppo economico». Una frase che Remo...
NUORO. «Sarà necessaria una vera e propria rivoluzione culturale che sappia sciogliere i tre vincoli (ignoranza, indifferenza, rassegnazione) che frenano lo sviluppo economico». Una frase che Remo Berardi ripeteva con convinzione totale. Fino alla fine. Lui, imprenditore battagliero e lungimirante, acuto e sognatore, morto ieri mattina nell’ospedale San Francesco. Aveva novant’anni. Una vita da grande protagonista, soprattutto nella sua Nuoro, la Nuoro che aveva fatto propria, che tanto amava, come amava tutta la terra di Sardegna, nonostante il dolore immane per il rapimento della figlia Cristina, nonostante le sofferenze per il crac della Banca Popolare di Sassari e poi il fallimento delle sue aziende, la Impresar e la Costa Ottiolu Srl.
Romano classe 1926, Remo Berardi era arrivato a Nuoro nel 1946, geometra al Genio civile. «Potevo scegliere, decisi per Nuoro – raccontò qualche anno fa alla Nuova –. E avevo visto giusto. È un posto spettacolare. E sono felice di averci passato la vita». Un signore. Tenace e ironico, gentile e deciso.
Era il 1952 quando iniziò la sua avventura imprenditoriale barbaricina, nel settore delle costruzioni. In un continuo crescendo che lo portò a diventare il numero uno della Confindustria nuorese. Resterà presidente degli industriali dal 1981 al 1989, «segnando in modo indelebile la memoria del nostro territorio» dice oggi di lui l’attuale presidente degli stessi industriali, Roberto Bornioli. «Remo Berardi si è fatto portavoce di battaglie che sono ancora oggi di grande attualità: sviluppo integrato delle zone interne, infrastrutture, università, zona franca, valorizzazione delle risorse locali, ruolo dell’industria, “fattore umano” come leva imprescindibile per la crescita e il benessere economico e sociale». Questa mattina i funerali, alle 10,30 nella chiesa di San Giuseppe, partendo dall’ospedale. (l.p.)
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