La Regione fa sua la candidatura Unesco
Presentata ufficialmente la proposta di entrare a far parte delle aree MaB (uomo e biosfera). I Comuni sono già dodici
INVIATO A BITTI. La giunta regionale fa propria la candidatura Unesco del parco di Tepilora e del rio Posada. E lo fa in modo entusiasta, nella convizione che il modello Tepilora possa essere un esempio per la Sardegna nella gestione delle aree protette. Parole dell’assessore regionale all’Ambiente Donatella Spano alla presentazione ufficiale della candidatura per le aree MaB Unesco (Man and Biosphere, l’uomo e la biosfesa). Se dovesse essere riconosciuta, sarebbe la prima area della Sardegna, mentre in tutto il territorio nazionale se ne contano già tredici. Sono appena 650 nel mondo le aree che coniugano un modello di sviluppo ecosostenibile in primo luogo, e che si distinguono anche per speciali elementi di biodiversità che vanno dall’ambiente naturale in senso stretto alle tradizioni culturali.
La candidatura riguarda i quattro comuni che costituiscono il parco di Tepilora (Bitti, Lodè, Torpè e Posada) insieme con i comuni che costituiscono l’alveo del rio Posada e dei suoi affluenti: sono nove in totale, da Siniscola a Budoni, da Buddusò ad Alà dei Sardi, e tutti quanti si sono espressi con i propri consigli comunali per l’adesione al progetto Unesco. Resta da definire ancora l’adesione di Lula, ma dovrebbe essere solo questione di tempo.
Aprendo i lavori, il presidente del parco di Tepilora Graziano Spanu ha tracciato un breve bilancio della riserva dei quattro comuni, che festeggia il primo anno di vita proprio in questi giorni. «Siamo la testimonianza di un parco creato dal basso, per nulla calato dall’alto – ha detto – . Un’esperienza esaltante che sta già dando i primi risultati. Proprio per questo abbiamo deciso di fare un salto di qualità e giocare la carta dell’Unesco insieme con i comuni confinanti. Una nuova scommessa che possiamo vincere insieme». Concetti ribaditi da tutti coloro che si sono succeduti nel dibattito. Da Leonardo Lutzoni, presente in rappresentanza del comitato dei giovani della commissione nazionale dell’Unesco, che ha assicurato l’impegno per sostenere la candidatura del Tepilora; a Giampiero Sammuri, presidente dell’Arcipelago toscano e della Federparchi nazionale, il quale ha ribadito l’interesse crescente verso il turismo sostenibile. Un dato sottolineato da Roberto Mazzà di Vivilitalia, società alla quale è stato affidato il progetto di candidatura del Tepilora e del rio Posada: «Il 40 per cento dei turisti europei sceglie la meta delle proprie vacanze in base agli aspetti ambientali. Parliamo di 63 milioni di persone. Il futuro dunque va in quella direzione». Con lui Emiliano Oddone e Stefano Furin della Dolomiti Project, l’altra società coinvolta nel processo di candidatura, che hanno illustrato le proposte di “zonazione” che accompagneranno la proposta: un’area cuore, costituita da delta del rio Posada, Montalbo e monte Tepilora; una zona cuscinetto e infine la cosiddetta area di transizione, sulla quale non peserà alcun vincolo ulteriore rispetto a quelli già esistenti. Altro punto in discussione, la governance dell’area MaB, ancora tutta da definire, ma che presumibilmente avrà un coordinamento, un’assemblea e una comunità di gestione. Proprio su questo punto Mario Calia, sindaco di Lula (il Comune per così dire ancora indeciso), ha chiesto chiarezza e pari dignità tra tutti i tredici componenti della futura riserva.
Ma oltre che le amministrazioni comunali, anche i cittadini possono dire la loro, attraverso per esempio i centri di educazione ambientale (Ceas). Quello di Posada ha creato un sito (mab.parcotepilora.it), dove è possibile esprimere la propria opinione e dare il proprio appoggio (endorsement). Ieri c’è stato quello del sindaco di Nuoro Andrea Soddu, che auspica una rete dei parchi del centro Sardegna, altri seguiranno, dal mondo della scuola (assicura il preside del liceo di Siniscola Vincenzo Di Giacomo) a quello del naturalismo, con Domenico Ruiu.
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