Oggi i riti di s’Incontru con gesti carichi di fede
Oliena, gli spari ritmici dei fucilieri segnano il ritrovarsi tra Maria e Gesù Momenti intensi e commoventi, reminiscenza dell’influenza spagnola
OLIENA. “Chi cercate, donne, quaggiù? Quello che era morto non è qui”. Il silenzio e la mestizia del lutto si sciolgono. Le campane rimaste mute fino a quel momento, suonano a festa annunciando la resurrezione.
L’attesa del ritrovarsi viene interrotta dagli spari ritmici e cadenzati dei fucilieri. Gesù rincontra sua madre. In quell’istante, le scure tonalità degli abiti segnati dal dolore si scioglieranno davanti a tre inchini. Caleranno via come il velo scuro tolto dal viso della Vergine.
Un gesto straordinariamente commovente e intenso, celebrato per decenni da un uomo che ha fatto la storia di questo rito, Giovanni Antonio Dui, conosciuto da tutti più semplicemente come ciu Dui, scomparso recentemente.
È certamente lo sguardo emozionante di una madre, che rincontra e riabbraccia simbolicamente suo figlio, l’immagine più bella e più significativa di un rito antichissimo.
Reminiscenza dell’influenza seicentesca spagnola. Sostrato culturale di radici profonde: “S’Incontru” rappresenta per la comunità sorta alle pendici del Corrasi, il momento di fede per antonomasia, dentro il quale si nasconde l’espressione più alta e nobile di una devozione festosa e profonda.
I ricchi costumi tradizionali, maestosi ed eleganti, descritti dai meravigliosi colori, dai tessuti e dalle trame preziosissime, dai magnifici gioielli disegnano la coreografia di una processione quasi geometrica, ordinata e meravigliosamente affascinate.
Dalla basilica intitolata a Sant’Ignazio da Loyola, un lungo corteo di ministranti, prioresse e fedeli, scortato dagli scintillanti abiti tradizionali muove verso la piazza di Santa Maria. Il parroco don Giuseppe Mattana, assieme al vice don Luca Mele guida la preghiera, recitando il rosario.
Nel frattempo, le icone della Vergine e del Salvatore muovono lentamente dai piccoli edifici sacri di Nostra Signora e Santa Croce, inestimabili gioielli di un’architettura sobria ed elegante, conservati nel centro storico del paese, giungendo nel celebre punto di ritrovo, da via Eleonora D’Arborea e da via Mazzini.
La lunga distanza che separa la Madonna, ancora segnata dal lutto, dall’evangelico incontro con il Cristo, si riduce lentamente nello spazio di alcune genuflessioni.
Passo dopo passo, si percepisce un carico di emotività e coinvolgimento, che cresce e aumenta, sciogliendosi nelle lacrime della speranza. È il trionfo della vita sulla morte. L’appuntamento, anche quest’anno, verrà trasmesso in diretta, a partire dalle 10 dall’emittente regionale Sardegna Uno, con il commento dei giornalisti Mario Tasca e Ottavio Nieddu.
A seguire, la celebrazione eucaristica, prevista un’ora più tardi. Al termine della quale, nella piazzetta intitolata a Enrico Berlinguer turisti e visitatori verranno accolti dalla ricorrente iniziativa de “Su humbidu”, organizzata dalla Pro loco, con la collaborazione del Comitato di San Lussorio e dei gruppi folkloristici.
Piacevole parentesi, scandita dal ritmo armonioso della fisarmonica e dal ballo tondo, allietata da un bicchiere di buon vino e dai dolci tipici.
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