La Nuova Sardegna

Nuoro

«In cella trattamento disumano»

di Valeria Gianoglio
«In cella trattamento disumano»

Quindici detenuti di Badu ’e Carros e Mamone chiedono al giudice di riconoscere la situazione di precarietà

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NUORO. C’è chi ha lamentato la mancanza di acqua calda, anche se per brevi periodi, e chi – e questa è stata la denuncia generale – le celle troppo piccole. Così anguste e asfissianti che secondo loro e una sentenza della Corte europea che ha fatto scuola, la sentenza Torreggiani, configura la presenza di “un trattamento disumano” in carcere.

Per questo motivo, ieri mattina, una quindicina di detenuti della colonia penale di Mamone e del carcere di Badu ’e Carros ieri mattina, nel corso di una udienza fissata ad hoc, hanno chiesto ai giudici di sorveglianza Adriana Carta e Riccardo De Vito, di accogliere la loro richiesta per vedersi riconosciuto il “trattamento disumano”. Una condizione che, se accertata e dichiarata, permetterebbe ai detenuti che hanno presentato la richiesta di ottenere uno sconto di pena anche piuttosto consistente.

Ma i giudici di sorveglianza prima di pronunciarsi sulla questione hanno deciso di prendere tempo: scioglieranno la loro riserva solo nei prossimi giorni. Sembra che l’udienza di sorveglianza di ieri, sia la prima che il tribunale di Nuoro deve affrontare dopo l’entrata in vigore di un articolo dell’ordinamento penitenziario, il numero 35 ter, introdotto alla fine del 2014 per recepire le direttive di una sentenza della Corte di giustizia europea. La sentenza Torreggiani era nata da sette ricorsi presentati da alcuni detenuti di Busto Arsizio e Piacenza costretti a occupare una cella di nove metri quadri, all’interno del quale ciascuno aveva a disposizione tre metri quadri. Gli stessi detenuti avevano denunciato anche la penuria di acqua calda. La loro denuncia era arrivata sino alla Corte di Strasburgo che nel 2013 aveva condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 3 della convenzione che stabilisce il divieto di trattamenti inumani e degradanti. L’articolo 35 ter dell’ordinamento penitenziario italiano ha recepito i punti chiave di quella sentenza e ha stabilito che ogni detenuto deve avere a disposizione quantomeno più di tre metri quadri e mezzo di cella. Altrimenti gli si può riconoscere il “trattamento disumano”. Per i casi segnalati a Nuoro, adesso si dovranno pronunciare i giudici di sorveglianza che dovranno, letteralmente e come piccoli geometri, calcolare i metri quadri delle celle e il numero degli occupanti.

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