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Nuoro

I coniugi Monni a processo per truffa

I coniugi Monni a processo per truffa

Alla sbarra i genitori del ragazzo ucciso a fucilate a Orune. La coppia vendeva mangimi e foraggi per conto terzi

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NUORO. Si è riaperto ieri davanti al tribunale di Nuoro il processo che vede imputati per truffa Rita Gaddeo e Salvatore Monni, i genitori di Gianluca, il ragazzo di 19 anni ucciso a fucilate l’8 maggio dell’anno scorso ad Orune mentre attendeva, seduto sul gradino della casa della nonna, il pullman che lo avrebbe portato a scuola, a Nuoro. Il processo era stato sospeso dal giudice monocratico Tommaso Bellei dopo l’omicidio del ragazzo, su richiesta dei difensori della coppia.

Rita Gaddeo e Salvatore Monni vendevano mangimi e foraggi: il loro deposito, ad Orune, era il punto di riferimento per gli allevatori barbaricini. I due si rifornivano da un’azienda di Cuneo, la Astesana. Un buon giro d’affari per la coppia, almeno fino al 2009 quando l’azienda cuneese (che si è costituita parte civile, difesa dall’avvocato Aldo Petta) presenta una denuncia ai carabinieri contro la coppia: i due orunesi avrebbero intascato per conto e a nome dell’azienda assegni per un valore di oltre 300mila euro. Soldi che sarebbero finiti sui loro conti personali e non sarebbero mai arrivati a Cuneo. Sono le indagini affidate al nucleo valutario della Guardia di finanza di Nuoro a scoprire il percorso dei soldi. I Monni vendevano il mangime agli allevatori e si facevano pagare con assegni dove veniva indicato solo l’importo ma non il beneficiario. I due, secondo l’accusa, invece che all’Istesana li avrebbero intestati a loro nome e poi portati all’incasso.

Ieri in aula sono stati sentiti dal giudice i testi indicati dal pubblico ministero Andrea Ghironi, tutti allevatori di Orune che hanno raccontato la loro verità. «La firma su questi assegni è la mia – ha confermato un allevatore – Andavo a casa dei Monni e consegnavo loro l’assegno per pagare i mangimi che avevo acquistato. Lasciavo l’intestazione in bianco, perché così mi veniva detto». Alla domanda del pm se non avesse mai avuto dubbi sulla pericolosità di lasciare l’assegno in bianco, il testimone ha risposto così: «Mi fidavo, in paese ci conosciamo tutti». Una verità confermata anche da altri quattro testimoni: «Noi compravamo il mangime dai Monni e pagavamo regolarmente con assegni che consegnavamo a Rita Gaddeo. Poi non sappiamo che fine facessero quei soldi». Gli allevatori, purtroppo, lo hanno saputo quando l’azienda di Cuneo si è rivolta a loro per reclamare i pagamenti. «Ma noi saldavamo tutto ai Monni, regolarmente». La prossima udienza è stata fissata per il 16 giugno per sentire i testi della difesa. Il 14 luglio, invece, ci sarà l’esame degli imputati, Rita e Salvatore Monni, e la discussione finale. (g.z.)

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