La Nuova Sardegna

Nuoro

Siniscola, alla Buzzi Unicem trasferimenti dalla penisola

di Homar Farina

L’attacco di Gianluigi Farris: «Speravamo in assunzioni di manodopera locale» Becciu: «Sono operai in cassa integrazione di un’azienda quotata in borsa»

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SINISCOLA. I lavori iniziarono nel 1972, per arrivare al 1977 quando presero avvio i processi estrattivi sul versante est del Montalbo. L’attuale Buzzi Unicem, che nel 1999 incorporò l’Unicem spa, la quale 4 anni prima aveva assorbito la Cementi Nuoresi, è oggi un colosso nella produzione di cemento, calcestruzzo e aggregati naturali, con stabilimenti situati in varie parti del mondo, dal Messico alla Russia.

Da tempo lo stabilimento siniscolese si pone in seno al dibattito dell’opinione pubblica a metà strada, visto il mutare dei tempi, tra chi ne difende la sua longevità come ultimo baluardo di un sogno industriale che negli anni ha lasciato sul territorio solo ruderi e disoccupazione e chi fa pendere il piatto della bilancia a favore della difesa di una importante aspetto ambientale, che cede il passo ai criteri degli invasivi cicli produttivi di estrazione.

A cogliere l’occasione per lanciare l’allarme è il consigliere Gianluigi Farris il quale pur riconoscendo «l’importanza che la Buzzi Unicem riveste sul territorio in chiave occupazionale – dice Farris – sarebbe opportuno che, se parte del territorio viene sacrificata in tal nome, si possa almeno contare su un incremento di assunzioni locali».

Il consigliere fa riferimento ad alcune voci che da giorni circolavano nella cittadina di nuove assunzioni di operai provenienti dal continente. Dal 2013 a rivestire il ruolo di direttore dello stabilimento c’è il lulese Giuseppe Becciu il quale smentisce la voce circolata sulle nuove assunzioni confermando che si tratta di una riorganizzazione interna all’azienda quotata in borsa dal’99, e trattandosi quindi di 4 trasferimenti di dipendenti in regime di cassa integrazione. «Ad oggi – dice Becciu – abbiamo 58 dipendenti interni, oltre le ditte esterne, che lavorano in cementeria. A breve partirà un nuovo ciclo produttivo che consentirà alla fabbrica di avviare un percorso di stabilità occupazionale».

Entro l’estate verranno infatti portati a compimento i nuovi silos per lo stoccaggio di un materiale che verrà prevalentemente impiegato per la costruzione delle camice dei pozzi petroliferi, che in Germania viene prodotto già da diversi anni. Per l’anno 2015 Becciu parla di 100mila tonnellate di materiale estratto dalla cava del Montalbo «alle quali – dice il direttore – seguono per legge degli interventi di bonifica sulle zone erose».

Per quanto riguarda la durata delle attività dello stabilimento il direttore Giuseppe Becciu dice che «le concessioni si rinnovano ogni dieci anni, ma potremmo dire di avere assicurati altri 30 anni di attività estrattive, con nuovi investimenti da parte dell'azienda».

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