Morte in sala parto, scontro tra periti
Il consulente del pm: «Medici e ostetriche negligenti» Gli esperti della difesa: «È stato un evento imprevedibile»
NUORO. Per l’anatomopatologo Vindice Mingioni, consulente tecnico del pm Giorgio Bocciarelli, non ci sono dubbi: «Chi ha assistito e curato la gravida fino alle 17.21, a mio avviso, ha operato imperitamente e negligentemente. La censura più grossa che faccio ai curanti è quella che da un certo momento in poi non monitorano più con gli strumenti il battito del feto, e questa è stata una condotta inscusabile. Il feto era morto da prima per asfissia. Quando lo estraggono con il parto cesareo, era già morto». È stata una udienza chiave e dai contorni molto delicati, quella che si è tenuta ieri mattina davanti al giudice monocratico Mauro Pusceddu, al processo per la morte in sala parto all’ospedale San Francesco del piccolo Federico Carta, il 30 ottobre del 2010.
La tappa di ieri della vicenda giudiziaria, infatti, ha visto il confronto in aula tra i consulenti tecnici delle parti in causa. Da un lato, dunque, Mingioni, consulente del pubblico ministero. Dall’altro lato, invece, i diversi consulenti della difesa. Antonio Chiantarella, nominato dagli avvocati Pietro Pittalis e Paolo Tuffu che tutelano la ginecologa Grazietta Monni. Elena Mazzeo, il medico legale nominato dall’avvocato Lara Sini, che difende l’ostetrica Antonia Salis. L’ostetrica forense Antonella Marchi, nominata dall’avvocato Annalisa Pittorra, che difende l’ostetrica Maria Antonietta Mulas. Nella prossima udienza verrà sentito anche il consulente nominato dall’avvocato Gianluigi Mastio, che difende il ginecologo Roberto Uras. Ieri c’è stato dunque il primo confronto tra i periti. Secondo Mingioni i quattro imputati, nell’assistere la partoriente, non avevano operato secondo i protocolli. «Dai documenti non risulta che l’ostetrica Salis fosse stata assegnata alla sala parto», ha rilevato il medico legale Mazzeo. «I sanitari non potevano sapere che il bambino aveva due giri di cordone ombelicale intorno al collo – ha spiegato l’ostetrica forense, Marchi – io ritengo che ci sia stata una mancata progressione all’interno del canale del parto anche per effetto dell’epidurale. L’analgesia ne ha rallentato la discesa. L’auscultazione, poi, non è mai stata interrotta: è cambiata solo la modalità di ascolto». Secondo il consulente del pm, tuttavia, «i protocolli prevedono un monitoraggio assiduo del feto». «La dottoressa Monni, intervenuta solo nella fase finale, ha osservato le linee guida?» chiede l’avvocato Pittalis. «La dottoressa, a quell’ora, non poteva fare altro» risponde Mingioni. La mamma del piccolo Federico si è costituita parte civile con l’avvocato Antonio Careddu.
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