La Nuova Sardegna

Nuoro

Oliena tra fede e veleni: don Mattana nel mirino di volantini diffamatori

di Mattia Sanna
Don Mattana mentre celebra una santa messa
◗
Don Mattana mentre celebra una santa messa

Le scritte ingiuriose sono state firmate da un misterioso gruppo locale. Solidarietà unanime al parroco è stata espressa da tutto il consiglio pastorale

2 MINUTI DI LETTURA





OLIENA. Accuse pesanti contro il parroco: la comunità fa quadrato attorno a don Giuseppe Mattana. Hanno fatto il giro del paese alcuni scritti ingiuriosi, firmati da un fantomatico gruppo di “Ulianesos istrahos de aguantare”, nei quali si punta il dito contro il prelato originario di Orgosolo. Accuse pesanti e vergognose, una lunga analisi di episodi e aneddoti raccontati attraverso mistificazioni e menzogne indegne, frutto di chi preferisce l’anonimato al confronto leale, di chi privilegia la pratica vile del muretto a secco ai pensieri e alle opinioni sottoscritte con nome e cognome.

Di fronte a due pagine, colme di astio e violenza verbale, il paese sorto ai piedi del Corrasi si è dimostrato compatto, esprimendo una reazione ferma di condanna e disappunto e stringendosi con affetto e stima al proprio padre e pastore. Di tali sentimenti, d’altra parte, si è fatto interprete il Consiglio pastorale, che ha adottato all’unanimità un comunicato di solidarietà rivolto al sacerdote, con il quale si manifesta sconcerto e indignazione. «Colpire qualcuno alle spalle – scrivono i rappresentanti dell’organismo parrocchiale – nascondendosi dietro un facile e deprecabile anonimato, è una prassi che attacca ed offende profondamente una comunità come quella olianese che da sempre si fregia di essere, nei fatti, nella sua storia, nelle sue usanze e convincimenti più profondi, aperta, leale, coraggiosa. Una comunità che non ha mai temuto di esporsi in prima persona, onesta e laboriosa si fa giustamente vanto dell'aver fatto dell'accoglienza, dell'amabilità e della civiltà dei modi e del sentire qualcosa di cui andar fieri. Tutto questo – aggiungono – viene invece svilito, negato, da una prassi che si configura come un atto tipico di una mentalità che ci vede estranei e che rigettiamo con forza, perché umilia prima che il nostro dirci cristiani, la semplice dimensione umana. Avere il coraggio delle proprie opinioni, non avere timore di far seguire ad esse il proprio nome e cognome è cioè un atto elementare. Tutti dobbiamo esserne preoccupati – proseguono i membri dell’assemblea ecclesiastica – non è un fatto che tocca solo una singola persona: chiunque di noi potrebbe esserne vittima. Ciò che più preoccupa, infatti, è l’utilizzo di un mezzo moralmente riprovevole, che lapida con una violenza senza pari, minando la reputazione delle persone. Stigmatizziamo l’accaduto – conclude il consiglio pastorale – esprimiamo la nostra più totale solidarietà a nostro parroco».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative