Borore, svolta nelle indagini per l'esplosione in auto: il muratore ferito non è il bombarolo
Svolta nelle indagini dei carabinieri appena uscito dal coma. La sua versione: «Ho trovato una pila in terra e l’ho raccolta»
BORORE. Ha sempre raccontato a tutti che di quell’ordigno esploso dentro la sua auto nel primo pomeriggio dello scorso 9 marzo non sapeva nulla. Le indagini dei carabinieri sembrano confermare la versione dei fatti che il muratore di Borore Alessandro Barria di 36 anni, ha raccontato fin dal primo momento dopo essersi ripreso dal coma e che continua a raccontare al personale dell’ospedale di Sassari dove si trova ancora ricoverato per le ferite riportate nell’esplosione.
A oltre un mese da quell’episodio, che pur nell’evidenza dei fatti presentava i contorni sfrangiati, le indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Macomer al comando del capitano Giuseppe Pischedda e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Oristano, Marco Ulzega, iniziano a mettere a fuoco anche i dettagli di una vicenda che presenta però ancora molti aspetti da chiarire. Il comunicato diffuso dalla compagnia dei carabinieri che dà notizia dell’alleggerimento della posizione di Alessandro Barria non fornisce molti particolari. «I dettagli della vicenda – si legge – non vengono rivelati in quanto sono ancora incorso le indagini». Dice però chiaramente che «gli elementi di colpevolezza sono attenuati e pertanto si stanno valutando ulteriori possibilità di colpevolezza», naturalmente nei confronti di terzi che per il momento sono sconosciuti. Il muratore resta però l’unico indagato. Da circa due settimane sono stati revocati anche gli arresti domiciliari, segnale che le accuse nei suoi confronti hanno perso consistenza.
A questo punto la vicenda appare in una luce diversa da quella in cui si mostrava il pomeriggio del 9 marzo. Alessandro Barria non avrebbe confezionato l’ordigno esploso dentro la sua macchina. La bomba che lo ha dilaniato rischiando di ucciderlo probabilmente non era neppure destinata a lui. Si parla di un oggetto che avrebbe raccolto per strada (forse una pila tipo torcia in plastica, di quelle alimentate a batteria) che avrebbe poi messo in macchina. Mentre lo maneggiava all’interno dell’auto sotto casa senza rendersi conto della sua pericolosità, l’ordigno è esploso causandogli ferite gravissime. Se effettivamente le cose stanno in questi termini e se le ipotesi saranno confermate dalle indagini, il muratore di Borore potrebbe essere vittima di un attentato che non era rivolto a lui.
Restano senza risposta altri interrogativi preoccupanti. A chi era destinata la bomba? Chi è il misterioso attentatore che confeziona ordigni utilizzando oggetti apparentemente innocui e si comporta come unabomber abbandonandoli per strada? Le indagini dei carabinieri vanno avanti nel più assoluto riserbo per cui non si sa se siano stati acquisiti elementi utili a individuare il misterioso attentatore che ha confezionato la bomba nella quale è incappato Alessandro Barria, un ordigno micidiale il cui interno, oltre che con l’esplosivo che ha prodotto la deflagrazione, era stato riempito con chiodi dall’effetto devastante.
A un mese dall’esplosione della bomba che lo ha investito in pieno rischiando di ucciderlo, le condizioni di Alessandro Barria sono migliorare. Resta comunque ricoverato in ospedale a Sassari, dove è stato sottoposto a diversi interventi per rimuovere le schegge e chiodi con i quali era stato confezionato l’ordigno e di ricostruzione nel centro Grandi ustionati. I medici confidano di salvargli la gamba destra mentre l’esito sulla vista resta ancora incerto.
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