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Nuoro

Pane, ecco la legge che stronca gli abusi e tutela i produttori

di Francesco Cabras
Pane, ecco la legge che stronca gli abusi e tutela i produttori

Daniela Forma del Pd: «È una norma a costo zero» Viene istituito anche un registro delle specialità tipiche

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NUORO. Tutela il nostro pane quotidiano. Dopo anni di battaglie, la preghiera dei panificatori (non rivolta al buon Dio, ma alla Regione) è stata finalmente esaudita. Ora possono contare sulla legge di tutela approvata a metà marzo all'unanimità dal Consiglio regionale, che ha introdotto importanti novità a vantaggio sia dei produttori, che dei consumatori. Soprattutto in tema di lotta all’abusivismo e tracciabilità.

Novità illustrate dal consigliere regionale Pd Daniela Forma, relatrice della legge, durante l'incontro “Tutela della panificazione e dei pani tipici della Sardegna” organizzato a Nuoro dalla segreteria provinciale del partito e moderato dal giornalista Giuseppe Deiana. «Abbiamo messo in piedi un sistema semplice di regole - afferma Daniela Forma - che elimina le ambiguità e mette il consumatore nella condizione di sapere cosa sta acquistando. Per farlo abbiamo ascoltato le istanze dei panificatori». Una legge a costo zero per le casse pubbliche («bastava la buona volontà», dice Forma) e figlia di due proposte, una presentata dall'esponente Pd, l'altra dal consigliere Luigi Crisponi dei Riformatori, poi confluite in una sola così da abbreviare i tempi dell'approvazione. Ma quali sono le principali novità rispetto al passato? In primo luogo viene sancita la distinzione netta, anche tra gli scaffali, tra pane fresco, che è solo quello «venduto entro e non oltre la giornata in cui è stato concluso il processo produttivo», e gli altri tipi, che dovranno contenere in etichetta tutte le indicazioni circa la produzione e la conservazione.

Per contrastare, invece, il dilagante fenomeno dell'abusivismo, la norma prevede precise modalità d'accesso alla professione: il responsabile dell'attività avrà l'obbligo formativo e dovrà frequentare un tirocinio in azienda. Inoltre, viene istituito un registro regionale delle specialità da forno tipiche della Sardegna e un contrassegno che attesti la vendita di pane fresco nella rivendita che lo esporrà ai consumatori. C'è poi l'aspetto legato alla valorizzazione della filiera sarda delle materie prime e in questo caso verrebbe da dire «c'era una volta la Sardegna “granaio d'Italia”». Come infatti ha evidenziato il consigliere regionale del Pd Mario Tendas, dal 2000 ad oggi in Sardegna gli ettari coltivati a grano sono passati da 90 a 33mila. Troppo pochi soprattutto in vista di un marchio di origine protetta pei i pani tipici sardi (già allo studio), improponibile se l'offerta di frumento non riuscisse a soddisfare la domanda dei panificatori. Il rischio di questo stato di cose lo evidenzia il presidente della commissione regionale Agricoltura e commercio, Luigi Lotto.

«Oggi - spiega - il pane carasau, il pistoccu o il cifraxiu, possono essere prodotti nel mondo da chiunque. Dobbiamo riuscire a tutelarli, a farli diventare “patrimonio inalienabile della Sardegna”». Sfide future a parte, la nuova legge è salutata con favore anche dal sindaco di Nuoro, Andrea Soddu. «Finalmente – dichiara – si parla della politica che ci piace, che fa gli interessi della collettività. Una legge che coglie nel segno e regolamenta una parte importantissima dell'economia locale». Lo stesso vale per Maria Carmela Folchetti, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, che ne sottolinea l'importanza soprattutto riguardo alla difesa della professionalità di chi produce e lavora onestamente. Il presidente di Confindustria Sardegna centrale, Roberto Bornioli, nel lodare il Consiglio regionale («non lo facciamo spesso») auspica che i controlli siano severi.

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