Prezzo del latte, la rabbia dei pastori
Dopo il sit-in a Pratosardo sfilano sulla 131 verso Ottana: «Manderemo le diffide agli industriali, i contratti non si toccano»
NUORO. Pochi minuti dopo le 10 di ieri, sotto il sole tiepido che scalda la piana di Pratosardo, il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu si fa largo tra le bandiere gialle, supera gli ultimi trattori disposti in fila sul lungo rettilineo vicino alla nuova caserma, e agguanta il megafono. Davanti a lui, ai piedi del palco improvvisato sul cassone di un camion, ci sono almeno un centinaio di allevatori giunti da tutta la Sardegna per protestare contro l’abbassamento del prezzo del latte e contro i ritardi nei pagamenti dei premi comunitari. Al suo fianco, invece, ci sono i vertici regionali e provinciali dell’associazione, Luca Saba e Simone Cualbu.
«Siamo qui – esordisce Battista Cualbu – per dire agli industriali “basta”, è ora di finirla: siamo stufi di cifre inventate e speculazioni. Non è possibile che pochi di loro decidano il prezzo del nostro lavoro e che decidano unilateralmente di pagare il latte a 90 centesimi. Non possono permettersi di abbassare gli acconti del latte. Ma si rendono conto che siamo alla crisi, che ci sono diverse cooperative che stanno chiudendo? Che siamo alla fame? Stanno ammazzando l’economia sarda, e c’è anche chi si sta rivolgendo ai caseifici in Romania. È vergognoso che siano proprio loro, ad ammazzare l’economia sarda».
«Esiste un decreto legge – spiegano poco dopo Giovanni Dore e Fabio Ciulli, gli avvocati ai quali si è rivolta la Coldiretti per avviare un’azione legale – si tratta del decreto numero 1 del 2012 che all’articolo 62 vieta proprio questo genere di condotte e stabilisce che se c’è un contratto scritto, basta anche una fattura, quel prezzo debba essere tenuto e non abbassato, altrimenti chi lo fa rischia sanzioni consistenti, fino a 40mila euro». Contro quella che definisce una vera ingiustizia, la Coldiretti è pronta, dunque, a passare alle vie legali: dopo le diffide agli industriali, se non otterrà nulla, promuoverà una sorta di “class action”. «Il contratto tra produttori e industriali, sul prezzo del latte, deve essere portato a termine sino a fine campagna – spiegano ancora i due avvocati – gli industriali non possono dire “O te lo paghiamo 30 centesimi e o te lo tieni”. La norma, infatti, tutela i produttori». Una degli altri punti dolenti, per gli allevatori sardi, e un punto, tra l’altro, che è strettamente legato all’abbassamento del prezzo del latte, è il prezzo stabilito e le quantità prodotte e invendute del Pecorino romano.
Una questione così calda, rivela il direttore regionale di Coldiretti, Luca Saba, che «ci sono arrivate minacce e messaggi del tipo “State attenti a cosa state per fare”. Ci dicono che ci sono 100mila quintali di euro di pecorino romano invenduto, ma non è affatto vero. Servono dati oggettivi e invece qui, c’è chi gioca sui numeri. C’è chi specula per far abbassare il prezzo. Noi non abbiamo paura e andiamo avanti – aggiunge ancora il direttore di Coldiretti Sardegna – E poi, lo diciamo bene alla Regione, è inutile che in questi giorni annunci nuovi bandi per l’insediamento in agricoltura e epr i giovani, è inutile che si facciano nuovi bandi se poi non riescono a gestire i bandi già esistenti e ci sono ritardi di anni nei pagamenti dei premi». «La Regione – rincara la dose, il direttore provinciale di Coldiretti, Simone Cualbu – parla di progetti di internazionalizzazione dell’agricoltura ma non sta pensando alle aziende e ai problemi esistenti. E sembra impotente di fronte a chi vuole decidere il prezzo del latte e lo vuole fare unilateralmente». «Sollecitiamo – aggiungono infine, i vertici di Coldiretti prima di rimettersi in moto verso Ottana – anche il pagamento dei premi comunitari. Ci sono fortissimi ritardi nei pagamenti del premio unico e dei premi legati al piano di sviluppo rurale. Stiamo sollecitando per affrettare il pagamento delle domande del 2015 dove però abbiamo riscontrato che oltre l’80 per cento delle pratiche di agroambiente e indennità compensativa non sono ancora state istruite. La soluzione che proponiamo in questo caso – aggiungono – è quella di istituire una task force che consenta di accelerare l’iter delle pratiche».
Poi la protesta si è spostata sulla strada con il latte rovesciato sull’asfalto e poi il lungo corteo di trattori sulla 131 dcn fino a Ottana con qualche disagio per il traffico.
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