La Nuova Sardegna

Nuoro

Bimbo morto in sala parto: «Evento non prevedibile»

Secondo il consulente della difesa del ginecologo Uras si è trattato di una fatalità Costa: «Decesso dovuto ad arresto cardiaco per compressione dei globi carotidei»

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NUORO. «L’evento non era prevedibile e non ci sono state lacune nell’operato dei medici e del personale. Non saprei dire quale tipo di azione avrebbe potuto scongiurare la tragedia». Michele Costa, il consulente nominato dall’avvocato Gianluigi Mastio, che difende il ginecologo Roberto Uras ha iniziato così la sua deposizione davanti al giudice monocratico Mauro Pusceddu, nel corso del processo per la morte in sala parto del piccolo Federico Carta, avvenuta il 30 ottobre del 2010.

Imputati oltre Uras: la ginecologa Grazietta Monni, difesa dagli avvocati Pietro Pittalis e Paolo Tuffu, l'ostetrica Antonia Salis difesa dall'avvocato Lara Sini, l’ostetrica Maria Antonietta Mulas difesa dall’avvocato Annalisa Pittorra. Secondo il perito milanese il feto è morto per arresto cardiaco a causa della compressione dei glomi carotidei e ha escluso una sofferenza fetale acuta o cronica che, altrimenti, avrebbe dovuto lasciare traccia nel liquido amniotico, rimasto limpido.

Anche ieri, così come nel corso dell’udienza precedente, c’è stato un confronto tra i consulenti: seduto a fianco del pubblico ministero Andrea Ghironi, Vindice Mingioni ha ribadito che secondo quanto riportato nella sua relazione i protocolli prevedono un monitoraggio assiduo del feto. Secondo lui però i quattro imputati, nell’assistere la partoriente, non avrebbero operato secondo i suddetti protocolli. «In realtà il tracciato viene interrotto dalle 17,21 fino all’ora in cui la paziente viene portata in sala operatoria. In quell’arco di tempo – ha aggiunto Vindice Mingioni – il controllo del battito del feto non viene più fatto con il monitoraggio cardiotocografico ma passano all’auscultazione cardiaca. Penso che i sanitari abbiano così confuso il battito della madre con quello del bambino».

Elemento questo assolutamente da escludere secondo il perito Michele Costa che ha ribadito si sia trattato di una fatalità. Ieri sono state sentite anche un’infermiera professionale che il giorno della morte del bambino si trovava in reparto. «Avevo visto la donna in Ostetricia prima che venisse portata in sala operatoria – ha detto l’infermiera – ma non ricordo altro perché mi spostavo da un reparto all’altro».

Dopo di lei è stata sentita la coordinatrice del personale di Ostetricia che ha spiegato in aula le sigle indicate in una sorta di calendario dove venivano riportati turni e mansioni del personale di quel determinato giorno.

In aula anche i genitori del bambino che si sono costituiti parte civile attraverso l'avvocato Antonio Careddu. Con il consulente nominato dalla difesa di Roberto Uras si è chiusa ieri l'istruttoria dibattimentale. Il 13 maggio inizierà la discussione. (k.s.)

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