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Nuoro

Lula, assalto alla camionetta: si è costituito anche Arturo Calia

Lula, assalto alla camionetta: si è costituito anche Arturo Calia

Ieri mattina il giovane si è consegnato ad Alghero al capo della squadra mobile di Nuoro A febbraio, dopo la sentenza definitiva a 12 anni di carcere, si era arreso anche Gabriele Picci

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LULA. Anche il latitante Arturo Giovanni Calia, 31 anni di Lula, si è consegnato alla Polizia, al capo della squadra mobile Paolo Guiso. Deve espiare 12 anni di reclusione per il tentato omicidio di due carabinieri avvenuto in piazza Loreto a Lula, il 23 gennaio del 2003.

Il 23 febbraio scorso, infatti i giudici della Corte di Cassazione hanno rideterminato la sentenza di condanna in via definitiva a 12 anni sia per Calia che per Gabriele Picci, difesi dagli avvocati Caterina Calia e Giovanni Colli, nonostante il ricorso della difesa fosse stato preceduto dalla richiesta di annullamento con rinvio da parte del procuratore generale Aiello. Ieri mattina, come Picci all'indomani della sentenza definitiva che si era costituito al vice questore Fabrizio Mustaro, Calia si è consegnato agli agenti della polizia barbaricina e ora si trova rinchiuso nel carcere di Alghero.

Era la notte del 23 gennaio del 2003 quando una camionetta dei carabinieri, ferma in piazza Loreto, venne investita da una pioggia di piombo. Una notte di inferno culminata con l'assalto a colpi di fucile e pistola contro la Land Rover dell’Arma con all’interno due militari. Le indagini degli inquirenti avevano portato all'individuazione dei presunti autori. Nel 2008 finirono davanti al giudice tre giovani del paese: Arturo Calia, Gabriele Picci e Angelo Maria Piras (ucciso un anno fa nelle campagne di Lula). I tre lulesi in primo grado vennero assolti per non aver commesso il fatto.

Infatti, nonostante per l'accusa ad inchiodarli ci fosse la prova dello stub che dimostrava che i tre avessero fatto uso di armi, per la difesa quello stesso risultato tecnico era servito a far vacillare l'impianto accusatorio.

Gli avvocati, infatti, avevano sostenuto che la presenza della polvere da sparo sugli indumenti dei loro assistiti, di per sè non dimostrava nulla, visto che l'esame era stato fatto in caserma e gli arrestati erano stati trasportati prima a bordo di una camionetta piena di armi.

Ma la Procura di Nuoro non era rimasta a guardare e aveva presentato ricorso. In Appello la situazione era stata ribaltata: se durante il processo di primo grado quegli elementi erano stati sufficienti a convincere i giudici ad assolvere tutti gli imputati, in secondo gardo, invece, non erano bastati a confermarne la loro innocenza.

Arturo Calia, Gabriele Picci e Angelo Maria Piras, erano stati condannati a 14 anni proprio come chiesto dal procuratore generale Claudio Lo Curto nel corso della sua requisitoria. Nel febbraio scorso inoltre, la Suprema Corte ha rideterminato la sentenza di condanna, nonostante il pg avesse chiesto l'annullamento con rinvio.

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